Pacchetto Automotive 2035, le reazioni: da Stellantis alla politica e le critiche feroci di VDA

Sono molteplici le sfumature registrate sul riesame degli obiettivi fissati dall'Europa sul settore auto. Restano diversi punti di critica a seconda delle visioni
Pacchetto Automotive 2035, le reazioni: da Stellantis alla politica e le critiche feroci di VDA
© EC-Audiovisual Service;Ph.: V.Zeler

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 17 dicembre 2025, 15:04 (Aggiornato il 18 dic 2025 alle 09:27)

All’indomani della presentazione del pacchetto Automotive in sede europea, le reazioni dell’industria non si sono fatte attendere. Vale ricordare come l’interlocuzione tra politica e settore auto sia stata continua, dallo scorso gennaio, al tavolo creato dalla Commissione per sostenere l’industria e il futuro dell’auto in Europa.

Flessibilità, apertura a tutte le tecnologie e un sentiero verso l’elettrificazione che, in primis Acea, associazione che riunisce i costruttori d’auto, scandiva come non fosse da mettere in dubbio. La flessibilità è arrivata sotto forma di una sfumata riduzione delle emissioni allo scarico: dal -100% nel 2035 (quindi, solo auto elettriche) al -90% e la possibilità di ottenerlo con auto ibride, ibride plug-in, elettriche con motore termico per aumentare l’autonomia (le range extender), elettriche pure, fuel cell a idrogeno.

Tagli delle emissioni che, ricordiamo, sono da rapportare ai valori registrati nel 2021. Inoltre, nel triennio 2025-2027, per come formulata la flessibilità concessa nei mesi scorsi ai costruttori, il target di riduzione è nell’ordine del 15% (mediamente 93,6 g/km di Co2 sui nuovi veicoli venduti). Dal 2030, invece, per il triennio 2030-2032, i costruttori dovranno ridurre del 50% le emissioni sulle auto, del 40% sui veicoli commerciali.

 

 

VDA la voce più critica

Dicevamo delle reazioni da parte dell’industria, che non potrebbero avere maggiori sfaccettature. E’ molto critica la voce dell’associazione dei costruttori tedeschi e fornitori della componentistica, VDA: “L'UE aveva promesso di esaminare e analizzare la realtà e, sulla base di tale analisi, di attuare misure di flessibilità e adeguamenti. Ciò non è avvenuto: Bruxelles ha deluso con la sua proposta di bozza. In un momento di crescente concorrenza internazionale, in cui la forza economica europea è fondamentale, l'intero pacchetto presentato da Bruxelles è disastroso.

Il giustamente riconosciuto impegno a favore dell'apertura tecnologica deve essere più di una semplice dichiarazione di intenti, ma purtroppo non è così. Quella che sembra una maggiore apertura è irta di così tanti ostacoli che rischia di rimanere inefficace nella pratica”, il commento della presidente Hildegard Muller.

Questo non è un buon giorno per l'Europa come sede dell'industria automobilistica, per l'economia, la crescita e l'occupazione. Le ragioni della mancanza di competitività dell'Europa non vengono nemmeno affrontate (è noto il tema del caro energia per le produzioni industriali tedesche; ndr), né vengono resi noti i risultati dei processi di revisione. La necessità di agire viene quindi dedotta in modo errato. Bruxelles intende ora imporre nuovi requisiti all'industria automobilistica, per quanto riguarda l'acciaio verde e i combustibili rinnovabili. Si tratta di requisiti per i quali la disponibilità delle rispettive risorse è al di fuori del nostro controllo. In parole povere, ciò significa che la nostra industria, come nel caso delle infrastrutture di ricarica, dipende ancora una volta da sviluppi sui quali non può influire. Questo è l'opposto della certezza di pianificazione”.

Acea attendista

Con parole meno dure ma un senso ugualmente critico nel complesso, si è espressa l’Acea, con la Direttrice generale Sigrid De Vries: “La proposta riconosce correttamente il bisogno di maggiore flessibilità e neutralità tecnologica perché la transizione green abbia successo. È un importante cambiamento rispetto all’attuale legislazione. A ogni modo, il diavolo sta nei dettagli, studieremo il pacchetto e lavoreremo con il legislatore per rafforzare le proposte in modo critico dove sarà necessario”. Detta altrimenti: la proposta della Commissione, il pacchetto Automotive, dovrà passare al vaglio del Consiglio e del Parlamento, prima di essere adottato. Passaggi nei quali il peso degli Stati membri e gruppi politici proverà a intervenire sulle proposte.

Stellantis preoccupata sui veicoli commerciali

Sul fronte delle singole case auto, invece, Stellantis ha commentato il pacchetto segnalando comele proposte non rispondano in modo significativo ai problemi che sta affrontando il settore. In particolare, non fornisce una traiettoria percorribile per il segmento dei veicoli commerciali, che versa in una situazione critica, né per la flessibilità richiesta dal settore auto nel 2030”. Il riferimento è alla riduzione dal 50% al 40% del taglio delle emissioni sui veicoli commerciali, non più nel 2030 ma nel triennio 2030-2032; triennio nel quale le auto dovranno diminuire del 50% le emissioni di Co2 rispetto al dato 2021.

“L’introduzione della neutralità tecnologica attraverso il riesame dell’obiettivo di riduzione della Co2 nel 2035 è un passo importante ma, nella sua forma attuale, non promuoverà la produzione di veicoli che siano accessibili alla maggioranza dei clienti. Stellantis accoglie con favore la creazione della nuova categoria di auto piccole e accessibili economicamente, che saranno accompagnate da vari benefici, così come il supporto promesso alla catena di approvvigionamento delle batterie”.

Volkswagen promuove i primi passi

Tra i costruttori, i marchi tedeschi segnalano singolarmente dei commenti di altro tenore rispetto all’associazione VDA. Per Volkswagen, “la proposta pragmatica della Commissione europea per i nuovi obiettivi di CO2 è nel complesso economicamente valida. Il fatto che in futuro i veicoli elettrici di piccole dimensioni riceveranno un sostegno speciale è molto positivo. L'apertura del mercato ai veicoli con motori a combustione interna, con una compensazione delle emissioni, è pragmatica e in linea con le condizioni di mercato”. Mercedes ha dichiarato che “la Commissione europea ha compiuto un passo nella giusta direzione verso una maggiore flessibilità per noi produttori e verso la necessaria neutralità tecnologica. L'UE sta così reagendo al rallentamento della diffusione della mobilità elettrica in Europa”.

A Renault piace la formula M1E

Commenti complessivamente positivi anche da Renault, secondo la quale “(…) il pacchetto di misure per il settore automobilistico affronta alcune delle principali sfide che si presentano all'industria europea. Notiamo in particolare l'enfasi posta sulla necessità di accelerare l'adozione dei veicoli elettrici, sia attraverso l'introduzione di una categoria di veicoli elettrici di piccole dimensioni inferiori a 4,2 metri, sia attraverso un'iniziativa europea per la trasformazione green delle flotte”.

Alla vigilia della presentazione del pacchetto Automotive, le voci della politica avevano da più parti evidenziato la discussione in corso sul superamento del divieto di vendita di auto termiche dal 2035. Un quadro che il pacchetto presentato dalla Commissione ha parzialmente validato, poiché resta l’ingombrante dato del -90% di emissioni di Co2 da realizzare a partire dal 2035.

Merz si intesta il riesame

Il cancelliere Merz, che aveva scritto alla presidente von der Leyen per chiedere la rimozione dei divieti sul 2035, in una mossa dettata da equilibri di politica interna, oggi commenta: “E’ positivo che la Commissione apra la regolamentazione nel settore auto a seguito del chiaro segnale mandato dal governo tedesco. Maggiore apertura alla tecnologia e maggiore flessibilità sono i giusti passi da compiere per meglio allineare obiettivi climatici, realtà di mercato, affari e posti di lavoro”.

Volvo contesta la frenata sull'elettrico

Visione molto distante dal commento dell’associazione VDA. C’è poi il fronte dei più decisi sostenitori degli investimenti sull’elettrico e la decarbonizzazione da non rallentare. È nota la posizione di Paesi come Francia e Spagna, nonché di alcuni costruttori, tra i quali Volvo. “Indebolire gli impegni a lungo termine per ottenere guadagni a breve termine rischia di compromettere la competitività dell'Europa per gli anni a venire”, la nota ufficiale del marchio svedese. “Un quadro politico coerente e ambizioso, nonché investimenti nelle infrastrutture pubbliche, è ciò che porterà benefici reali ai clienti, al clima e alla forza industriale dell’Europa.

Volvo Cars ha creato una gamma completa di veicoli elettrici in meno di dieci anni ed è pronta a passare completamente all'elettrico con una transizione a ibridi a lungo raggio. Se noi possiamo farlo, anche gli altri possono farlo”.

 

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