Mobilità sostenibile e soluzioni spesso controverse se non discutibili. La vita reale vede da un lato la necessità di ripensare il rapporto con l’ambiente dall’altro la necessità delle persone di muoversi, per fare incontrare questi due elementi, che hanno in sé forti elementi di contrasto, ci sono le norme. Per venire al concreto, bisogna ridurre le emissioni inquinanti ma ci sono anche tanti cittadini che debbono cambiare l’auto per passare a mezzi più green. A questo punto entrano in ballo i governanti che, per conservare consenso, dicono e legiferano in direzioni populiste che si rivelano splendide utopie. E’ il caso recente della lotta al Diesel. In un convegno di pochi giorni fa, al Politecnico di Milano, dedicato alla Mobilità, l’amministratore delegato della Mazda Italia, Roberto Pietrantonio, ha sottolineato come sia ormai necessario mettere tra gli elementi che un utente deve considerare per la scelta di un’auto anche la voce: “chi vincerà le elezioni?”. Sì, perché i governanti che fanno scelte integraliste finiscono per creare un danno concreto a chi, con tanti sacrifici, acquista un’auto che poi rischia di avere un utilizzo fortemente limitato. Poi ci si mettono anche le norme dell’Unione europea.

Green deal europeo: obiettivo zero emissioni entro il 2050

Norme UE

Col 1° gennaio del prossimo anno entreranno in vigore norme più stringenti sulle emissioni delle auto, dove si sottolinea anche che ciò riverserà sul mercato tante auto “km 0” perché non più immatricolabili dal 2020. Le nuove regole prevedono anche multe per i costruttori che non adeguano il complesso della loro offerta. Risultato: ci sarà da decidere se vendere meno, oppure incappare nelle multe. Ma se le Case pagano multe salate, saranno poi in difficoltà a reperire risorse per gli investimenti per sviluppare prodotti più green. Lungi dal fare gli avvocati d’ufficio dei costruttori e assodato che, in uno mondo civile, è sacrosanto sanzionare le violazioni, è però anche vero che i palazzi del potere, nazionali o sovranazionali, non sempre hanno una visione completa dei problemi reali delle persone che governando dovrebbero tutelare. Forse sarebbe il caso che chi governa tenesse conto del fatto che, nell’Europa (più virtuosa degli altri continenti) i trasporti nel loro complesso sono responsabili per meno di un terzo del totale delle emissioni di gas serra. Mentre più della metà è imputabile al mondo industriale nel suo complesso. Dunque indicare la circolazione dei veicoli come il male assoluto ha un senso relativo.

Blocco vendita auto a combustibile dal 2040, la proposta della Danimarca alla UE

Offerta diversificata

Ma lasciamo da parte i temi generali, per tornare al punto di base, cioè che, alla fine, le persone hanno bisogno di muoversi, rispettando le regole. Così le Case per parte loro cercano di diversificare l’offerta. Sempre nel convegno milanese, Andrea Saccone, responsabile delle relazioni esterne di Toyota Italia, sottolineava che il colosso nipponico offre le varie soluzioni possibili con l’elettrico, dall’ibrido al 100% elettrico arrivando pure alla tecnologia Fuel cell a idrogeno, un filone nel quale in Giappone – sottolineava Saccone – si crede molto, specie per trasporto pesante, mezzi pubblici e treni. Non a caso nel mondo asiatico la diffusione dei veicoli industriali Fuel cell è sempre maggiore. Purtroppo in Italia, parlare di veicoli con tecnologia di alimentazione a idrogeno pare una roba da carbonari: c’è una sola stazione di rifornimento a Bolzano, mentre nel resto d’Europa si stanno diffondendo, specie ad uso dei mezzi del trasporto pubblico.

Ue, decisione finale su taglio di Co2 alle auto dal 2030

Quanto alla propulsione elettrica, dati, tabelle e, soprattutto, proiezioni su quello che è il ciclo completo di vita, si può dire che, al momento non può essere la soluzione ma fa parte delle soluzioni, per una mobilità più sostenibile. Siamo in una fase di evoluzione, torneremo ancora sull’argomento.