Allarme di ACEA: poche colonnine, a rischio la transizione elettriche

Allarme di ACEA: poche colonnine, a rischio la transizione elettriche

L'associazione dei Costruttori europei: il piano prevede 3,7 milioni, ne servirebbero 7

di Francesco Forni

1 dicembre

Lo sviluppo della rete di ricarica in Europa è troppo lento. Rischia di compromettere la diffusione del mercato delle auto elettriche.

ACEA, l’associazione dei Costruttori auto del Vecchio Continente, punta il dito su una lacuna sulla quale le Case auto non possono provvedere. Il direttore generale Eric-Mark Huitema ha dichiarato che gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 non potranno essere conseguiti se gli stalli di ricarica e le stazioni di idrogeno non aumenteranno esponenzialmente.

Implicitamente, e neanche tanto, sostenendo che se i Costruttori rispetteranno i loro piani di transizione, proponendo un’ampia offerta di auto elettriche, starà ai Governi garantire le stazioni di rifornimento. In questa ottica qualche Stato avrebbe addirittura pensato di ridimensionare i piani per le infrastrutture.

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Parecchi nodi al pettine

Petr Dolejsi, direttore Mobilità e sostenibilità dei trasporti dell’ACEA, ha aggiunto. “Le Case auto europee sono pronte a produrre auto elettriche e a idrogeno, ma sono necessari 7 milioni di stalli pubblici di ricarica per realizzare gli obiettivi di riduzione di emissioni di anidride carbonica stabiliti dalla commissione Europea. La proposta attuale arriva invece solo a 3,9 milioni.

A già si aggiungono altri due fattori, per avere i permessi per i punti di ricarica e poi collegarli alla rete elettrica sono elevati e non sono stati ancora considerati l’impatto e le specifiche necessità, anche di dislocazione, della rete di ricarica per i veicoli pesanti elettrici.

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