Bioetanolo, AssoDistil: "Possibili 46mila nuovi posti di lavoro, ma servono sostegni"

Bioetanolo, AssoDistil: "Possibili 46mila nuovi posti di lavoro, ma servono sostegni"

L'utilizzo di biocarburanti può portare nuovi posti di lavoro e nel contempo ridurre le emissioni inquinanti, ma servono sostegni alla filiera: l'appello di AssoDistil

di Redazione

11 maggio

Il settore dell'auto ha imboccato con decisione la strada dell'elettrico, con l'obiettivo di proporre solo vetture a batteria da qui al 2035. Un obiettivo ambizioso che, inevitabilmente, dovrà passare attraverso tappe intermedie e soluzioni alternative come i biocarburanti. Il bioetanolo in particolare è stato al centro di una tavola rotonda organizzata a Roma da AssoDistil, l'associazione dei distillatori italiani. Il tema all'ordine del giorno? L'utilizzo dei carburanti di origine vegetale come soluzione per ridurre le emissioni inquinanti del trasporto su strada.

In un'Unione Europea che viaggia ad alta velocità verso l'ambizioso obiettivo di diventare il primo continente neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio, i trasporti su strada rappresentano una percentuale consistente dell'inquinamento nei Paesi membri. E se da un lato l'elettrificazione consentirà di ridurre e poi azzerare le emissioni allo scarico delle auto nuove, sarà necessario molto più tempo per rinnovare l'intero parco auto circolante, senza contare i mezzi pesanti, il trasporto marittimo eccetera. Soluzioni alternative e parallele saranno i carburanti alternativi, come le benzine sintetiche o i biocarburanti, in particolare il bioetanolo.

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Bioetanolo, obiettivo 16%

Il bioetanolo è attualmente prodotto e utilizzato in maniera molto marginale in Italia, ma l'obiettivo a livello europeo è quello di rendere questo carburante sempre più utilizzato. Nello specifico, la direttiva RED II prevede che i fornitori di benzina, gasolio e metano entro il 2030 conseguano una percentuale del 16% di fonti rinnovabili sul totale dei carburanti immessi per il consumo. Mentre in Italia vige l'obbligo progressivo di miscelare biocarburante con la benzina, con una percentuale che sarà pari allo 0,5% entro il 2023 e il 3% a partire dal 2025.

Ma cosa si intende con la definizione di biocarburanti? Si tratta di carburanti adatti a funzionare nei motori a scoppio tradizionali senza modifiche sostanziali, che possono essere miscelati con la benzina per ridurre le emissioni inquinanti. Tuttavia non tutti i biocarburanti sono uguali, e la loro sostenibilità varia in base alla materia prima con cui sono ricavati. Il bioetanolo sostenibile, ad esempio, è derivato da canna da zucchero, grano e mais, ma anche da scarti agroalimentari. Fonti che consentono di non cambiare l'uso diretto dei terreni (come per esempio avviene con l'olio di palma, giudicato infatti non sostenibile come materia prima per i biocarburanti) e che consentono nel contempo di continuare a ricavare, oltre all'etanolo, prodotti agricoli come mangime per animali.

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Ad oggi, come detto, la produzione dei biocarburanti è ancora limitata, e quasi tutti quelli prodotti in Italia vengono esportati, soprattutto in Francia. Si tratta in ogni caso di un prodotto non destinato solo ai trasporti ma anche ad altri diversi ambiti, da quello industriale fino a quello medico (l'alcol ricavato dall'etanolo viene usato, ad esempio, per i gel igienizzanti). Secondo uno studio condotto dall'European Climate Foundation, in Europa i biocarburanti potrebbero arrivare a sostituire i carburanti tradizionali fino al 16% del totale senza impattare sulle altre filiere. Ciò comporterebbe la costruzione di 150 impianti di produzione, per un investimento complessivo a 10 miliardi euro, e porterebbe nell'intera area europea ben 160mila nuovi posti di lavoro, considerando sia quelli diretti che indiretti. Con vantaggi concreti anche in termini di riduzione delle emissioni inquinanti.

Per quanto riguarda la sola Italia, l'utilizzo del 10% di bioetanolo nella benzina da qui al 2030 permetterebbe di creare 16mila nuovi posti di lavoro nell'industria, 30mila nell'agricoltura e un valore di 1,5 miliardi di euro all'anno. Sfruttando anche terreni agricoli attualmente inattivi, che al momento in Italia sono 3 milioni di ettari. Ma come raggiungere questi obiettivi? Serve, questo l'appello dell'associazione, una politica di sostegno alla produzione e all'uso di biocarburanti sostenibili. “Come AssoDistil chiediamo obiettivi vincolanti e crescenti di immissione in consumo di bioetanolo, sia convenzionale che avanzato nella filiera della benzina almeno fino al 2030 per garantire un adeguato abbattimento di emissioni” ha detto Sandro Cobror, direttore di AssoDistil. Aggiungendo anche la necessità di ridurre le accise sui carburanti meno inquinanti.

“In momenti terribili come quelli che stiamo vivendo da un paio di mesi a questa parte a seguito del conflitto russo-ucraino il ricorso a fonti energetiche alternative a quelle fossili, come appunto il bioetanolo, appare oltremodo indispensabile per affrancarci il più possibile da importazioni di petrolio e, nel contempo, migliorando l’impatto ambientale” ha aggiunto il presidente AssoDistil Antonio Emaldi.

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