Mala tempora currunt, così dicevano i latini; una locuzione che ben si presta per descrivere non solo l’attuale panorama automobilistico, quanto la situazione in cui versano le auto sportive, specialmente quelle di bassa-media gamma. Le recenti notizie circa la cancellazione della prossima Ford Focus RS non fanno che rafforzare la sensazione che, se le cose dovessero continuare così, in futuro vedremo le piccole auto sportive sparire dai listini.

In fondo il cambiamento è in atto già da qualche anno; basta prendere un listino per osservare la profonda carestia di piccole auto sportive comprese nella fascia 30-70 mila euro: un range di prezzo che fino a qualche anno fa conteneva decine e decine di auto fra coupè, spyder e hot hatch e che oggi è stato decimato a favore di SUV, coupè, crossover e macchine destinate ad un utilizzo molto più generalista.

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C'erano una volta la Fiat 124 e l'Alfa 4c

Senza andare troppo indietro nel tempo, possiamo osservare che laddove una volta si poteva scegliere fra una Mercedes CLK, una Fiat Coupè, una Volvo C70 Coupè, Peugeot 406 Coupè (bellissima), Toyota MR2 e moltissime altre, oggi non rimane che scegliere fra la Porsche 718 Cayman/Boxster, la bella Alpine A110 o l’immortale (speriamo) Mazda MX-5. C’era la Fiat 124, morta. C’era l’Alfa 4c, deceduta. C’era la Focus RS, che l’asfalto ti sia lieve.

Il mondo dell’auto sta cambiando, è inutile, ma quelli che ne soffriranno di più saranno gli appassionati di auto sportive non milionari. Sì perchè, per quanto possa sembrare assurdo, la scelta di auto sportive di lusso è paradossalmente molto più ampia di quella delle sportive di bassa gamma: c’è più margine di scelta fra le hypercar da centinaia e milioni di euro che fra le piccole sportive di razza destinate a noi comuni mortali.

L'esplosione di SUV e crossover

A questo punto può venir lecito cercare una spiegazione per questa inversione di trend. Di sicuro una parte della colpa è di noi utilizzatori: le mode sono cambiate, le abitudini delle persone pure e le case, in fin dei conti, producono ciò che il mercato chiede. Negli ultimi anni, si diceva, abbiamo visto l’esplosione dei SUV e dei crossover grazie alla capacità di queste auto di fare tutto in maniera egregia: non sono buoni fuoristrada - non tutti - sono scomode da parcheggiare, a volte non hanno molto spazio a bordo (specie i SUV-coupè), non sono emozionanti alla guida, eppure proprio in questo sono vincenti perché alla fine fanno tutto e lo fanno senza troppi problemi.

Viviamo nell’epoca dello smart-tutto, nella quale appunto tutto deve fare tutto e nella quale le cose specializzate hanno perso di appeal. Dove per cose specializzate intendiamo le auto sportive, le scomode, strette e rumorose auto sportive. Viviamo inoltre in un’epoca nella quale l’auto è stata stigmatizzata come il male supremo del mondo e, un po’ come succedeva in California ai tempi delle prime Toyota Prius (che divennero un fenomeno di costume tale che l’essere eco e green era una vera e propria moda), il possedere un’auto sportiva al giorno d’oggi non viene visto come la cosa più politically correct del mondo. Molto meglio passare inosservati a bordo di un normalissimo SUV.

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L'Italia nella morsa delle tasse e dell'Europa

Poi c’è la questione Italia: l’automobilista è costantemente vessato dalle tasse: l’acquisto di una Ford Focus RS, ad esempio, è quanto di più simile ci sia ad un salasso. A fronte di poco meno di 40mila euro del prezzo dell’auto, ci si trova un bollo di 952,82€ più altri 1.440,00€ di superbollo, per un totale che rappresenta circa il 6% del valore del veicolo nuovo (valore che perde circa il 10% non appena varcato cancello del concessionario). In una situazione del genere risulta evidente che, a meno di avere le tasche particolarmente gonfie ed una passione sfrenata per le auto sportive, chiunque si farebbe due domande.

Domande che probabilmente non si fa chi ha a disposizione milioni di euro e quindi la possibilità di passare direttamente alle supercar o alle hypercar. In questa situazione l’Europa non dà una mano: le scellerate regolamentazioni sulle emissioni di CO2 sono quanto di più simile ad un cappio attorno al collo dei vari costruttori, obbligati ad adattare le gamme per rispettare limiti assurdi o ad inventarsi scappatoie (vedi l’ibrido leggero) solo per limare qualche grammo di CO2 in fase di omologazione.

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