In BMW se ne era parlato, ma il progetto non aveva mai visto la luce: M2 CSL, negli ultimi anni, faceva periodicamente capolino in qualche foto-spia o da indiscrezioni di corridoio, tuttavia non si è mai trasformata in un prodotto ufficiale. Marc Ruten, però, non si è arreso all’idea e ha deciso di ordinare un tuning per farlo diventare l’auto che… non c’era.

BMW CSL TURBOMEISTER

Si chiama BMW M2 CSL Turbomeister Edition e prende spunto dalla M2 Competition del 2018, con chiari rimandi al concept Hommage del 2016 svelato al Concours d’Elegance. In collaborazione con il reparto progettazione BMW, la M2 del signor Ruten è stata trasformata drasticamente e alleggerita di ben 110 kg. Agli occhi, il tuning spicca grazie alla combinazione di colori Inka 22 arancio/nero che richiama le livree Jagermeister dei DTM anni ‘90. Il design è stato completato dal tocco di Topaz Detailing, che fa brillare la Turbomeister con il TopazSkin a protezione della livrea.

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520 CAVALLI

Il motore della sportiva è stato modificato per arrivare a 520 Cv di potenza e 660 Nm di coppia massima, sprigionati dal sistema di scarico Akrapovic che dà un suono accattivante alla M2 e contribuisce a renderla più potente delle M3 e M4 Coupé.

Assetto ribassato e irrigidito rispetto al modello base, ruote da 19” ultraleggere con pneumatici Michelin Pilot Sport 4S; il cofano anteriore è in fibra di carbonio Alpha-N Performance mentre il posteriore – stesso materiale – è firmato Akrapovic. Insieme all’olandese Beek Auto Racing, gli aggiornamenti hanno riguardato le sospensioni AST per confermare la natura sportiva della M2 unendola a una guida più confortevole. All’interno sterzo, cambio e software del differenziale posteriore sono lavorati da Defined Coding, che ha posto anche la firma “M2 CSL” sul cruscotto.

AUTORIZZATO DA BMW

Il desiderio di Marc Ruten di possedere una BMW M del tutto personale è stato sostenuto dalla stessa Casa bavarese, che ha dato disponibilità a collaborare per la sua realizzazione autorizzando implicitamente la Turbomeister a “fare le veci” di un esemplare che non ha mai visto la luce.

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