Alfa Romeo nostalgia: 14 anni dalla prova di Auto della MiTo

Alfa Romeo nostalgia: 14 anni dalla prova di Auto della MiTo

14 anni fa Alfa Romeo presentava il suo modello più piccolo, la MiTo: ecco com'era fatta e come andava, nella nostra prova sul numero di agosto 2008

di Massimo Nascimbene

8 giorni fa

Era il 2008 quando Alfa Romeo, decisa ad ampliare la propria gamma verso il basso, lanciò la MiTo. Una piccola sportiva del segmento B, nata su una base meccanica derivata da quella della Fiat Grande Punto, ma inconfondibilmente Alfa nell'aspetto (ispirato a quella della 8C Competizione, uscita l'anno prima) e nel carattere, grazie anche alla gestione elettronica DNA, in grado di modificare la taratura di sterzo, freni e motore per personalizzare l'esperienza di guida. Quattro le motorizzazioni disponibili al lancio: 1.4 a benzina (aspirato da 78 cv, turbo da 120 e 155 cv) e Diesel JTDm da 120 cv. La versione più potente, la turbobenzina da 155 cavalli, è stata la protagonista della nostra prova sul numero di Auto di agosto 2008.

Ecco, a 14 anni di distanza, la prova dell'Alfa Romeo MiTo 1.4 Turbo Distinctive:

Alfa MiTo, cuor di Biscione

La scelta di tempo sembra indovinata: sono in tanti ormai a pensare in piccolo, automobilisticamente parlando. E non solo quando si tratta di scegliere in base alla mera convenienza economica. La MiTo, prima baby Alfa della storia, potrebbe dunque essere il prodotto giusto al momento giusto, e in ogni caso non va vista come un ridimensionamento delle ambizioni di una marca che, al contrario, deve a tutti i costi rinverdire le sue grandi tradizioni. Che sono fatte soprattutto di quelle credenziali sportive che su un’Alfa, grande o piccola che sia, non devono assolutamente venir meno. A cominciare dall’immagine, nella cui definizione i designer del centro stile di Arese non potevano prescindere da alcuni elementi irrinunciabili della marca. Come la calandra a tre lobi, con al centro lo scudetto sviluppato in verticale. Ma proprio nel frontale hanno finito per venir meno a uno dei fondamenti delle sportive, che in quanto tali devono apparire larghe e basse.

La MiTo invece, complici quei fari che paiono quasi “appesi” al cofano, nella vista di fronte si presenta alta e stretta. Una scelta non convenzionale insomma, a caratterizzare un corpo vettura che per il resto appare più conforme ai canoni abituali: le spalle sono generose e i passaruota molto marcati, tanto che le ruote posteriori finiscono per “ballarci” un po’. La coda, invece, appare decisamente tronca, tanto da far dubitare della veridicità dell’eccellente Cx (0,29) dichiarato dall’Alfa. Qui ritroviamo una delle più evidenti citazioni stilistiche della coupé 8C Competizione, con i gruppi ottici circolari contornati da una cornice cromata.

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