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Alfa Romeo nostalgia: 14 anni dalla prova di Auto della MiTo

14 anni fa Alfa Romeo presentava il suo modello più piccolo, la MiTo: ecco com'era fatta e come andava, nella nostra prova sul numero di agosto 2008

Alfa Romeo nostalgia: 14 anni dalla prova di Auto della MiTo

Massimo NascimbeneMassimo Nascimbene

20 giu 2022 (Aggiornato il 21 giu 2022 alle 09:51)

Una trazione anteriore esente da sottosterzo

È bassa, la posizione di guida, ma senza esagerare: quel che basta per sistemare il volante in linea con le spalle. La pedaliera è a posto e il sedile supporta bene: peccato che quando la marcia aumenta il ritmo, lo schienale non riesca a contenere al meglio il busto. Per le gambe, invece, è facile trovare validi ancoraggi anche se, a seconda della posizioneadottata, qualcuno può trovarsi col ginocchio destro che litiga col profilo del tunnel centrale. Quanto alla visibilità qualche limite c’è, ma viste le ridotte dimensioni delle superfici vetrate, laterali e di coda, ci si poteva anche attendere di peggio.

Inusuale la posizione della chiave, col blocchetto che spunta frontalmente dalla plancia. Ma quando la giri, capisci subito che il sound è quello giusto: il lavoro condotto per accordare aspirazione e scarico lo ha fatto diventare pieno, corposo, secco nell’accompagnare la caduta di giri nelle cambiate. Oltre a suonare bene, il 1.400 turbo è anche pronto nel rispondere, soprattutto se si utilizza la vettura in modalità Dynamic (la conversione è possibile fino a 100 km/h), ampiamente consigliata quando la strada si distende e il traffico si dirada. Così, la spinta del motore acquista più carico. Peccato solo si esaurisca un po’ troppo in fretta.

Con il passaggio alla modalità più sportiva migliora pure lo sterzo: il comando acquista carico, offre una maggiore sensazione di contatto con la strada e, tutto sommato, appare anche all’altezza per prontezza e precisione. Ma la vera differenza viene dal supporto garantito dall’autobloccante elettronico, rivelatosi davvero efficace nel riportare la vettura su linee più interne, in accelerazione. Tanto da offrire sensazioni del tutto innaturali per una trazione anteriore: affondi il gas e invece di allargare col muso la MiTo va a chiudere la traiettoria.

Quanto alle prestazioni, infine, la MiTo si difende bene, soprattutto in ripresa, dove il turbo in pratica non manca mai. Tuttavia, almeno per adesso, l’ultima creatura Alfa non può certo definirsi la prima della classe: per tener testa alle concorrenti meglio dotate occorre qualcosa in più, soprattutto sul fronte motore.

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