Non è facile la missione di Oliver Heilmer: questo designer di 46 anni ogni anno deve far rinascere un mito, quello creato nel 1959 da Sir Alec Issigonis, l'uomo che inventò la MINI. L'auto che ha rivoluzionato la mobilità urbana e non solo.

LO STILE MINI

Questa eredità è uno stimolo o un vincolo?

"Direi tutte e due le cose. Da un lato l'eredità di Issigonis è una componente essenziale del nostro lavoro, anche ora che siamo alla quarta generazione della MINI Hatch: non solo le forme, ma soprattutto lo spirito. Vogliamo creare qualcosa che nessuno si aspetta, ma allo stesso tempo la MINI Hatch è un'icona che fa parte della storia del brand MINI. Per noi è stimolante stabilire a quale dei due aspetti ci ispiriamo. Abbiamo sempre come riferimento la MINI del 1959 ma, se guardi al brand, ora c'è una famiglia e non un solo modello. Abbiamo molte più aree da esplorare, ma sempre legate allo spirito di Issigonis".

Quali caratteristiche deve avere un'auto per essere sempre una MINI, ed essere riconoscibile anche da lontano?

"Quando cominciamo un nuovo progetto, pensiamo alla identità che vogliamo raggiungere: per noi ogni MINI, che sia Countryman o Clubman, non deve essere un clone della Hatch, ma deve avere una personalità tutta sua. Nei primi schizzi del nuovo modello, non pensiamo agli elementi iconici. È facile trovare ipotesi senza i fari frontali tondi, un must della MINI, ma andando avanti nella progettazione, vengono fuori gli elementi che ti fanno dire: 'Questa è una MINI'. Pensate alle luci posteriori della Mini diventate un'icona senza che ce lo aspettassimo: è bastato disegnare alcune semplici linee che, in una forma semi ovale, riproducevano la bandiera inglese. Siamo molto aperti alla ricerca di elementi iconici, a cui si arriva dopo un lungo confronto con la Casa. Serve l'identità del modello, capire quanto vogliamo proiettarci nel futuro, ma alla fine c'è sempre la stessa domanda: 'Questa è una MINI o no?'".

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Colori e linee morbide sono tipici delle società floride, in questo momento di crisi la MINI continua a proporli?

"Parliamo di geometria e linguaggio delle forme. Non è solo economia, oggi c'è l'influenza della comunicazione. Ognuno di noi oggi ha due o tre device, che incidono sulla nostra vita e anche nel linguaggio delle forme, penso che dovremmo porre dei limiti. Mi piace usare le forme per rilassare le persone, credo nella filosofia del less is more, più semplice vale di più. E il colore, di esterni e interni, fa parte del DNA della MINI. Sono certo che una geometria più sobria accolga meglio nuovi colori".

LA MINI E LE NUOVE TECNOLOGIE

Quanto influisce, nel design degli interni di un'auto, la presenza sempre più massiccia di nuove tecnologie?

"Le nuove tecnologie come voice control, touch control, gesture control hanno un'influenza positiva: possiamo ridurre leve e bottoni, e semplificare l'interazione tra guidatore e auto. Sulla MINI non abbiamo il gesture control, perché pensiamo che chi ama il brand voglia avere ancora delle sensazioni tattili, spingere un bottone e vedere cosa succede, ne bastano pochi e soddisfi un'esigenza".

Le auto a guida autonoma aprono praterie per i designer, sono un foglio bianco sul nuovo mondo?

"Sì e no, dipende da dove partiamo. Se parliamo della MINI Vision Urbanaut, è un'auto che puoi guidare tu, ma che può anche viaggiare in autonomia: ha sempre un sedile del guidatore, un volante e dei pedali. Ma, se parliamo di un'auto solo autonoma, credo sarebbe noiosa, anche nelle forme. Preferisco una combinazione tra le due scelte".

La sua Urbanaut sembra molto diversa dalla MINI. Si arriverà a una MINI con quelle caratteristiche?

"Da designer, confesso che mi piacerebbe averne una già pronta per l'anno prossimo, ma la Urbanaut per noi è una vision del futuro, diciamo del 2030, in cui non dovrebbero esserci più auto a motore termico. Potrebbe cambiare lo scopo dell'automobile: non servirà più solo per muoversi da A a B, ma anche a provare esperienze diverse, nello spirito di MINI di condividere con altri il piacere dell'auto. E allora torniamo all'eredità del brand, nato in un'epoca in cui la società è stata rivoluzionata non solo nella mobilità".

Il Clever Use of Space, l'uso intelligente dello spazio, da sempre nel DNA MINI, diventa Creative Use of Space.

"Ci siamo chiesti: 'Come voglio condividere con gli amici il piacere della mia auto?". Per esempio, stare in un parco con porte e tetto aperti, immersi nell'ambiente, come la vostra bella usanza degli aperitivi nei bar all'aperto".

È utile per il suo lavoro aver guidato Designwork negli Stati Uniti, la società di BMW che sviluppa progetti di design anche per settori diversi dall'automotive?

"Per me è stato molto importante occuparmi di altri settori, dal design degli interni di aerei privati alla forma di nuovi mouse per i computer, mi ha dato grande apertura mentale. Mi aiuta a valutare più opzioni, e a stimolare la mia curiosità su ciò che accade attorno alla mobilità".

FUTURO A ZERO EMISSIONI: IN CHE DIREZIONE PROCEDE MINI

Per lei il futuro della motorizzazione della MINI è puro elettrico, giusto?

"Prima o poi sarà così, perché il motore elettrico è il più efficiente per la MINI, piccola e leggera. Ho guidato la MINI elettrica, ideale per agilità e comfort. Il range di autonomia preoccupa fino a quando non capisci come usarla".

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Pensa che si vada verso una globalizzazione dell'auto?

"Quando sviluppiamo una nuova MINI, che deve girare in tutto il mondo, dobbiamo soddisfare le normative di tutte le nazioni. Un problema per tutte le Case, ma noi raccogliamo la sfida, perché vogliamo che quando passa una nostra auto la gente sappia che quella è una MINI".

Certo che, vista la forte personalità della MINI, in questo caso per voi è più facile che per altri…

"Sì, in effetti per noi è più facile".