È una querelle ancora aperta, quella che contrappone l’ASI – Automotoclub Storico Italiano alle delibere della Regione Piemonte e della Città di Torino in materia di divieto alla circolazione dei veicoli storici.

La definizione del calendario dei blocchi, entrato in vigore lo scorso ottobre, da parte della Regione e del Comune di Torino, non ha previsto deroghe di rilievo in materia di veicoli storici, se non il riconoscimento della possibilità di circolare per raggiungere manifestazioni dedicate, organizzate dai club di appartenenza.

Servono deroghe specifiche per le storiche

Da qui, la decisione dell’ASI di adottare quella che è una via alternativa al procedimento amministrativo, ovvero, esperire il ricorso straordinario presso il Presidente della Repubblica. L’azione è relativa agli atti amministrativi attivati in Piemonte, sebbene l’ASI anticipi di voler procedere con uguale percorso in relazione ai provvedimenti adottati dal Comune di Bologna.

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“Il Ricorso Straordinario è solo l’ultima azione intrapresa da ASI, attiva già da mesi per sensibilizzare le amministrazioni pubbliche all’applicazione di deroghe specifiche per la circolazione dei veicoli storici.

Questi, infatti, vanno salvaguardati e per farlo bisogna far sì che possano essere usati: se non circolano, i veicoli storici muoiono e con loro muore tutto il mondo ad essi collegato, causando enormi danni, culturali ed economici.

Non si tratta di privilegi, ma di tutele nei confronti di un patrimonio storico, culturale, tecnologico e artistico italiano che non ha pari al mondo”, spiega una nota l’ASI.

Pronuncia attesa dal Consiglio di Stato 

A pronunciarsi sul ricorso contro gli atti amministrativi saranno, in concreto, il Consiglio di Stato e il ministero di riferimento, dal Consiglio di Stato scaturirà un consiglio vincolante e confluirà in un decreto del Presidente della Repubblica. Questo l’iter procedurale.

“In Italia circolano 56 milioni di veicoli e, di questi, quelli vecchi (intesi come ultraventennali) sono 12 milioni. Sono i dati ufficiali forniti dalla Motorizzazione.

I veicoli storici, invece, sono quelli ultraventennali in possesso di un Certificato di Rilevanza Storica (documento introdotto dallo Stato nel 2009) che ad oggi sono meno di 400.000 in tutta Italia: lo 0,8% del totale circolante. Solo questi hanno bisogno di tutela, perché rappresentano la storia del nostro Paese e un mondo di passione che promuove cultura e turismo, ed è un enorme volano di indotto nazionale, che nel 2018 è stato stimato in 2,2 miliardi di euro”, il commento del presidente ASI, Alberto Scuro.