Di eleganza ce n'era veramente poca, anzi, nessuna. Del resto, a cosa serviva mettere l'abito buono se poi ci si doveva sporcare di fango, impolverare con l'asfalto, bagnarsi col ghiaccio. Quello che a lei serviva era incutere timore agli avversari: ci riusciva con un aspetto selvaggio, quasi irriverente. Una macchina che non doveva fare prigionieri.

LA GENESI: DALLA BERLINA ALLA SPORTIVA

Fiat 131 Abarth Rally è stata la regina dei rally di fine anni '70, dopo Lancia Stratos e prima del leggendario triumvirato Lancia Delta-Audi quattro-Peugeot T16. Nata in un'epoca in cui Gianni Agnelli poteva permettersi di dire a Cesare Fiorio che la Fiat doveva vincere un mondiale, un concetto che nel 2020 è impossibile anche da immaginare. Però è così: a Torino cercavano un'erede della 124 Abarth. Inizialmente il progetto prevedeva la costruzione di un nuovo modello sulla base della X1/9 - praticamente una Stratos in declinazione Fiat -, vettura però mai nata, prima che Fiat decidessi di rendere invece protagonista la 131, berlina per le famiglie, e aumentare in tal modo il suo appeal sul mercato.

DAL PROTOTIPO 031 ALLA COSTRUZIONE

Scelta saggia, quella dei vertici torinesi, anche perché Abarth (marchio a sé, ma praticamente un "reparto corse" mascherato della Fiat) aveva già realizzato una versione sportiva a due porte. Da lì nascerà la versione Rally. I prodromi della leggenda si avvertono già nel 1975, quando viene realizzato il prototipo 031, che Giorgio Pianta porta al successo nel Giro d'Italia (occhio a non confondervi con il ciclismo...), confermando la bontà dell'operato dello Scorpione.

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Il debutto vero e proprio nel mondiale è previsto nel 1976. Abarth prende la due porte con l'intento di realizzare una sportiva arrogante al punto giusto. Parte alleggerendola a 930 kg di peso complessivi. Ci riesce realizzando componenti come porte, cofani e parafanghi in vetroresina e altre parti in alluminio; i passaruota diventano più grandi, vengono inseriti spoiler e prese d'aria.

215 CV. ANZI, 230!

Il capitolo più ineressante riguarda ovviamente la parte motoristica. Debutta un quattro cilindri a doppio albero con teste in lega leggera e quattro valvole per cilindro, all'inizio da 1.8 litri e 200 cv, in seguito 2 litri e 215 cv, che con l'iniezione Kugelfisher diventano 230. La trazione è posteriore, le sospensioni targatre McPherson, mentre il cambio a 5 marce con differenziale autobloccante dà una mano al pilota. La Carrozzeria Bertone provvede quindi ad assemblare i 400 esemplari necessari all'omologazione come Gruppo 4, richiesta dalla Federazione Internazionale per partecipare alle corse.

TRE MONDIALI COSTRUTTORI, DUE TITOLI PILOTI

Fiat 131 Abarth Rally ottiene la sua prima vittoria mondiale al Rally dei 1000 Laghi, 1976, con Markku Alén al volante, anche se aveva già debuttato ufficialmente un anno prima nella tappa valida per il campionato italiano del Rally dei 100.000 Trabucchi. Dal successo dei 1000 Laghi in poi, sarà un trionfo continuo. Già nel 1977 Fiat vince il titolo costruttori, replicato nel 1978 e nel 1980, gli anni in cui prima Alén e poi Walter Röhrl, due mostri sacri del motorsport, vincono anche il titolo piloti.

La decisione, sofferta, di mandare in pensione anticipata la Stratos per far scendere in pista la 131 si rivela infine azzeccata. Purtroppo, gli anni successivi alla vittoria di Röhrl sono quelli del declino, in cui Fiat decide di farsi da parte, concedendo a Lancia una nuova opportunità. Ma questa è un'altra storia. Caratterizzata da altri protagonisti, altri uomini, un'altra epoca. Necessariamente diversa da quella della Fiat 131 Abarth Rally, una macchina che non ha ammesso repliche.

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