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La risposta al caro benzina può essere l'elettrificazione?

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 6 maggio 2026, 16:10 (Aggiornato il 7 mag 2026 alle 07:57)
Quando lo scorso febbraio si aprì lo scenario della guerra in Iran, oltre alle previsioni degli analisti finanziari sull’impatto inevitabile che avrebbe avuto l’instabilità in Medio Oriente sui prezzi del petrolio, si immaginava la possibilità che un conflitto prolungato nel tempo potesse produrre come effetto un’accelerazione nella scelta di auto elettriche tra quanti erano in procinto di sostituire l’auto.
Trimestre positivo per le elettriche
I dati sulle immatricolazioni nel primo trimestre in Europa hanno rilevato la crescita delle immatricolazioni delle elettriche fino a un 19,4% di quota di mercato, in aumento del 15% su base annua. In Italia la crescita è stata pari al 65,7%, per una quota del 7,9%. Numeri, quelli del mercato interno, impossibili da raffrontare con 12 mesi fa visto l’effetto prodotto tra gennaio e marzo dalle immatricolazioni delle elettriche acquistate accedendo agli incentivi di fine 2025.
Nel contesto attuale, percorrere 100 km con un’auto elettrica costa meno rispetto alla spesa in carburante ed è un vantaggio che solo in prospettiva potrebbe subire i colpi dell’aumento dei prezzi dell’energia elettrica, nella misura in cui l’Italia ricorre al gas per produrre il 42% dell’energia elettrica distribuita sulla rete (dati Arera 2024).
Il caro benzina e l'inflazione
La pressione sui prezzi incide sulla mobilità personale, quindi un impatto immediato sul potere di acquisto dei privati, e inciderà in senso più ampio con il rischio di crescita dell’inflazione dovuta all'aumento dei prezzi dei beni che viaggiano su gomma, segnando un secondo colpo sul potere d’acquisto.
Gli interventi di contenimento dei prezzi da parte del governo si sono scontrati con la coperta corta degli obblighi di finanza pubblica, essendo il Paese fuori dal limite del 3% del rapporto deficit-PIL e l’impossibilità di operare a debito per un taglio strutturale e corposo delle accise. Si procede a vista, con il ridimensionamento del taglio sulla benzina (6,1 centesimi anziché i 24,4 centesimi in vigore fino al primo maggio) e il mantenimento della riduzione di 24,4 centesimi sul diesel. Resta l’interrogativo su come agire alla scadenza del periodo di estensione del taglio delle accise.
Le "buone pratiche" dell'Europa
In questo contesto, l’intervento dell’Europa non è stato esattamente incisivo né flessibile sulla possibilità di contenere i prezzi alla pompa per i Paesi che devono rientrare sotto il 3% del rapporto deficit-PIL. Tra le misure caldeggiate, l’accelerazione della transizione all’elettrico e l’applicazione di una fiscalità vantaggiosa sull’energia elettrica, in un quadro di decarbonizzazione che, inevitabilmente, non sembra poter essere la risposta immediata, né di breve termine che serve agli automobilisti.
L’indipendenza energetica e la riduzione dalle fonti fossili resta il tema centrale dell’economia europea, ancor più italiana e, guardando indietro di 50 anni, lo scenario non sembra essere mutato radicalmente rispetto alla crisi petrolifera del ’73, anche allora innescata dall’instabilità in Medio Oriente, la chiusura del Canale di Suez (con la differenza, allora, delle politiche restrittive dell’Opec sulla produzione petrolifera. Un contesto oggi molto diverso).
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