Acea: "Obiettivi EU su elettrico irrealistici, rischiamo una povertà sulla mobilità"

Acea: "Obiettivi EU su elettrico irrealistici, rischiamo una povertà sulla mobilità"

L'associazione dei Costruttori chiede un riesame degli obiettivi sull'abbattimento delle emissioni. Un'analisi che guardi la realtà e l'evoluzione dell'infrastruttura di ricarica. Correre sull'elettrico rischia di tagliare fuori molte persone dalla mobilità e l'acquisto di auto nuove

1 febbraio

Mentre la politica europea corre e sembra dimenticare il quadro della realtà (qui l'ammissione di Volkswagen sull'addio impossibile ai motori termici), dalla parte dei costruttori d'auto rappresentati dall'Acea c'è la richiesta a compiere passi che siano meglio ponderati nel raggiungimento degli obiettivi sul taglio delle emissioni di CO2.

Il 2021 è stato l'anno delle intenzioni riassunte nel piano Fit for 55, che prospetta nei fatti la messa al bando dal 2035 delle auto nuove non full electric. Il 2025 dovrebbe essere il passaggio di un ulteriore taglio delle emissioni di CO2 e dell'introduzione del ciclo di omologazione Euro 7. 

Sono due passaggi sui quali il direttore generale dell'Acea ha espresso una posizione di attesa e analisi realistica del contesto in cui si trovano a operare i costruttori. 

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Da un lato si chiede il congelamento degli obiettivi sul taglio di CO2 immaginati al 2025. Troppo ristretti oramai i tempi perché i costruttori riescano ad adeguare lo sviluppo dei motori endotermici e i cicli produttivi, non si dovrebbe perciò intervenire ulteriormente sugli obiettivi fissati in ottica 2025.

Obiettivi su EV dimenticano la realtà dell'infrastruttura

L'affondo più deciso è, poi, sull'inasprimento del taglio delle emissioni di CO2 prospettato nel 2030. C'è un problema di impegni vincolanti in capo agli Stati membri affinché sviluppino una davvero capillare, veloce rete di ricarica. Da un lato la prospettiva di 3,9 milioni di punti di ricarica da realizzare, nella proposta della Commissione europea; dall'altro, la realtà: servirebbero circa 7 milioni di postazioni di ricarica per rispondere con la diffusione dell'auto elettrica ed elettrificata ricaricabile agli obiettivi di taglio della CO2 prospettati al 2030.

Riparliamone nel 2028

"Crediamo fermamente che un obiettivo su 2035 (stop alle vendite di auto nuove che non siano a zero emissioni; ndr) dovrebbe essere fissato quale parte del riesame da condurre nel 2028, anziché definirlo adesso", commenta Huitema. 

"Oggi è semplicemente troppo presto per fissare un obiettivo di riduzione del 100% delle emissioni di CO2 proposto dalla Commissione e, fondamentalmente, una messa al bando del motore termico, in una fase nella quale ci sono ancora troppe questioni aperte.

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Ad esempio, come si svilupperà l'infrastruttura e la diffusione dell'elettrico tra i consumatori nei prossimi anni? Che tipo di tecnologie in grado di stravolgere la partita arriveranno sul mercato tra oggi e il 2035?", si interroga il direttore generale Acea.

Ambizioni esagerate e rischio povertà

La posizione dell'Associazione è chiara: tempo per decidere passi futuri, in uno scenario tutto in divenire. Soprattutto, legare le ambizioni al taglio della CO2, gli obiettivi da realizzare, agli obblighi di sviluppo dell'infrastruttura che sono in capo agli Stati membri.

"Se gli obiettivi ambiziosi sulla CO2 non sono accompagnati da obiettivi realistici sulla diffusione del'infrastruttura o se le tempistiche non sono allineate con ciò che è praticamente possibile, l'impatto sociale ed economico di una transizione non gestita alla mobilità a zero impatto carbonioso sarà enorme. I cittadini rischiano di vivere una povertà della mobilità se le macchine diventeranno troppo care", avverte Huitema.

Una condizione di "povertà" che è destinata a spostare una fetta sempre maggiore di automobilisti verso il mercato dell'usato (peraltro con prezzi negli ultimi 18 mesi condizionati al rialzo dalla crisi dei microchip), con un effetto potenziale opposto alla riduzione delle emissioni di CO2 dal parco auto circolante.

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