Il restomod (restored modified, restauro modificato) ha un'obbiettivo differente rispetto a chi desidera riportare al suo status originale una vettura d'epoca. Una retrospettiva futurista, in cui si applica la tecnologia odierna, soprattutto nella scelta dei materiali. Certo non è un fenomeno degli ultimi tempi, piuttosto una realtà consolidata. Basti pensare a quanto la recente programmazione televisiva sia spesso contaminata da officine che allestiscono Mustang e Camaro degli anni '70, attingendo dalla produzione attuale. Ma senza valicare i confini nazionali, un esempio di restomod è la Lancia Delta Futurista di Automobili Amos. L'elenco dei protagonisti di tale settore è talmente esteso che non basterebbe un numero intero di AUTO, per questo abbiamo deciso di raccontarvi quattro storie che rimbalzano da una parte all'altra dell'oceano Atlantico e che hanno per protagoniste alcune tra le vetture più iconiche della storia dell'auto.

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NEL SEGNO DI...DIABOLIK

Il nostro viaggio comincia in Gran Bretagna, nell'est del Sussex. Qui, nelle zone rurali del Regno Unito, ha sede la Eagle. Una realtà che ha dedicato interamente la propria mission aziendale alla salvaguardia dell'iconica Jaguar E-Type. Fondata da Henry Pearman, appassionato cultore del marchio di Coventry, ha dato nuova vita alla coupé di Diabolik. Molti possessori della vettura Jaguar lamentavano il fatto che, sebbene il piacere di guida non fosse in discussione, l'auto non potesse garantire un'affidabilità tale da poter essere impiegata tutti i giorni. Così, il tempo del restauro ha lasciato ben presto il passo a quello del restomod.

Henry Pearman e il suo team cominciano ad immaginare quali migliorie apportare per rendere la E-Type adatta al 21esimo secolo, ma senza rinunciare alla purezza del modello. Come per dire che l'auto rimane classica, pur diventando moderna. Nel 1989 Henry fu affiancato da Paul Brace, ingegnere. Dalla loro collaborazione nacque la Eagle Number One, già considerata una classica. Da qui il portafoglio clienti cominciò ad alimentarsi, così come i progetti. Infatti a catalogo ci sono pure la Speedster, la Low Drag GT e la Spyder GT. Ci sono ovviamente elementi che rimangono sostanzialmente invariati, come il telaio monoscocca in alluminio. La più recente Spyder GT, ad esempio, adopera ammortizzatori Öhlins che montano su sospensioni dotate di uno schema a doppi triangoli. La componente meccanica si realizza grazie ad un'unità a 6 cilindri in linea, realizzata in collaborazione con Crosthwaite e Gardiner, sviluppata sulla base del progetto del classico propulsore E-Type. In questo caso però la cilindrata è di 4,7 litri, capace di 330 cv e 460 Nm. Se considerate che il peso si aggira intorno ai 1.029 kg, l'idea di correre sino a 290 km/h non è poi così avventata.

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PORSCHE MADE IN USA

Il sole caldo della California splende indistintamente sulle forme sinuose di una singolare Porsche 356. Benvenuti nel regno di Emory Motorsports, azienda californiana fondata da Rod Emory. Una famiglia legata indissolubilmente al marchio di Zuffenhausen. Il nonno lavorava infatti per un dealer della Casa tedesca, cosa che successivamente fece pure il padre. Oggi il suo obiettivo è quello di realizzare Porsche 356, evolvendole proprio come avrebbe fatto il Costruttore, ammodernando uno dei più celebri capolavori del genere automotive.

Chi è dedito al restauro potrebbe disquisire su tale affermazione, ma le vetture firmate Emory sono dei pezzi unici che possono superare tranquillamente le sei cifre di costo. Si parte da una scocca originale, il che implica un lavoro di ricerca non indifferente, che viene completamente ricostruita. Al di là delle possibilità di personalizzazione, sono tre le tipologie di 356 che Emory Motorsports realizza: Outlaw ("fuorilegge"), Special e RS, di cui esiste pure una variante RS R. La sequenza temporale di costruzione richiede in genere 12-18 mesi. Ovviamente la più sportiva di questa "linea" di prodotti è la RS, che sostanzialmente adopera la carrozzeria di una 356, mentre la meccanica è di derivazione 911 964. La RS R è equipaggiata con un motore 4 cilindri di 2,4 litri doppiamente sovralimentato da due turbine Garrett. Costruito direttamente da Emory, deriva dal 3,6 litri sei cilindri della 964. La versione aspirata è disponibile sulle altre varianti di 356 come la Outlaw o la Special, ma la realtà è che non c’è alcun limite alle scelte del committente. Quello della RS R sviluppa 400 cavalli di potenza massima, mentre l'auto pesa intorno ai 900 kg, amplificando un quadro prestazionale irraggiungibile per una Porsche 356 d'epoca.

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PASSIONE ALFA CON GIULIA

Tornando sulle coste del Vecchio continente, in prossimità della contea di Bristol in Gran Bretagna, i puristi della Casa di Arese potrebbero avere un sussulto a sentir nominare Alfaholics. La famiglia Banks è dalla fine degli anni '70 che si occupa di Alfa Romeo, con particolare dedizione alla serie 105, ovvero vetture come la Giulia TI e la Giulia Sprint GT. Decenni in cui restauro e attività sportiva, hanno celebrato degnamente il marchio Alfa Romeo. Brand con il quale si è deciso, data l’enorme esperienza acquisita, di sposare pure la filosofia del restomod, pur rimanendo in qualche modo fedeli all’ingegneria Alfa. Merito certamente dei figli del fondatore Richard Banks, Maxim e Andrew, che hanno saputo rendere la passione una perfetta componente di business. Infatti la Alfaholics è probabilmente l'unica azienda di tale settore che oltre a costruire le proprie auto, mette a disposizione dei kit, in modo che chiunque possa modificare la propria Alfa Romeo della serie 105. Tra le versioni più celebri e celebrate della factory britannica, la Giulia GTA-R 290.

Da una parte ci sono 840 kg di peso, dall'altra 240 cavalli di potenza massima. Per contenere la massa sono stati adoperati diversi componenti in carbonio, come le portiere o il cofano motore. Oltre al fatto che i cristalli siano in plexiglass e i cerchi in lega in alluminio. Mentre sotto il cofano presenzia un bialbero quattro cilindri da 2,3 litri Twin Spark (evoluzione del 2 litri dell’Alfa 75), la cui gestione elettronica si realizza grazie ad una centralina Motec. La GTA-R 290 prende forma da una scocca di una Giulia Sprint GT, di quelle dotate del caratteristico "scalino" sul frontale. Al cambio manuale a 5 marce ravvicinato, fa capolino un differenziale meccanico autobloccante, e l'assetto comprende sospensioni con braccetti in titanio, oltre a semiassi forati e alleggeriti. I tempi di attesa sono fuori dall’ordinario, e ci possono volere degli anni, senza contare che il prezzo sia nell'ordine dei 250.000 euro.

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911 BACIATE DAL SOLE CALIFORNIANO

Ritorniamo negli States, nuovamente in California, dove si passa alla sponda Porsche 911. Probabilmente la storia più originale tra coloro che hanno deciso di dedicarsi al restomod. Sì, perché Rob Dickinson, il fondatore di Singer Vehicle Design, di professione faceva il musicista, frontman dei The Catherine Wheel, rock band britannica in attività tra gli anni '90 e 2000; oltre ad essere il cugino di Bruce Dickinson, cantante degli Iron Maiden.

Va bene, ma le auto? Rob ha una laurea in design automobilistico, conseguita alla Coventry University, che gli ha permesso di lavorare per qualche tempo alla Lotus. Ma la folgorazione per la 911 avviene da bambino, quando avvistò la sua prima Porsche durante una vacanza in Francia. Così nel 2009 decise di dare vita alla Singer Vehicle Design. I cui lavori rappresentano una reinterpretazione tangibile del modello 964. Sono 911 uniche quelle di Singer, customizzate secondo i desideri dei propri clienti, che certo non badano a spese. Ogni auto impiega più di 8-9 mesi per essere completata. Gran parte della carrozzeria delle 911 made in Singer è sostituita da pannelli in fibra di carbonio. Le auto vengono totalmente smontate e della vettura originaria si conserva il telaio. Quanto alle scelta dei motori, le opzioni disponibili fanno riferimento a specialisti del settore, che seguono pedissequamente l'architettura boxer: la scelta passa da Cosworth, Ed Pink Racing Engines e Williams. Sebbene la base di partenza sia la 964, il cofano lungo è in memoria delle generazioni precedenti, mentre il bocchettone di rifornimento del carburante al centro della sezione anteriore è un omaggio alle storiche auto da corsa Porsche. Ad esempio la Singer DLS (quella bianca che state ammirando) è dotata di un motore boxer a sei cilindri di 4 litri, con valvole in titanio e doppio albero a camme in testa, realizzato dalla Williams è capace di 500 cv di potenza. Il cambio manuale a sei marce invece è prodotto dalla Hewland. Dei 75 esemplari che sono stati realizzati è probabile che non ne sia rimasto alcuno.

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