Quello dei parcheggi a pagamento è un tema che da sempre suscita grandi polemiche. Non solo sulla presenza stessa delle strisce blu, ma anche sulle sanzioni che vengono comminate a chi non paga il ticket, o sposta la propria auto dopo che il termine temporale è scaduto. Nel primo caso, quello in cui non si sia pagata la sosta, il Codice della Strada parla chiaro, e prevede una sanzione di 41 euro. La situazione però cambia e diventa meno lineare nel caso in cui l'automobilista abbia acquistato il ticket ma che il tempo consentito per la sosta sia scaduto. In questi casi è possibile pensare a un ricorso: ecco quando.

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Pareri contrastanti

Le regole sul parcheggio nelle strisce blu, ossia nelle aree dove la sosta è a pagamento, non sono sempre uguali. Questo aspetto della circolazione è infatti gestito dai Comuni, che decidono se far pagare o meno i posteggi, le tariffe e le loro durate. E che possono anche prevedere un limite di tolleranza entro cui ci si può mettere in regola pagando la somma per la quale si è rimasti parcheggiati oltre il limite (il cosiddetto ravvedimento operoso).

In molti casi però una volta che il ticket ha terminato la sua validità scatta la multa. E qui ci si trova di fronte al vero, grande dibattito: la sosta su strisce blu con tagliando scaduto non è vista, da parte delle istituzioni, in modo uniforme. Secondo il MIT infatti ciò rappresenta solo un inadempimento contrattuale, mentre nella maggior parte dei casi viene invece considerato a tutti gli effetti un illecito amministrativo. Una divergenza di visioni che porta alla nascita di centinaia di contestazioni ogni anno.

Al momento la linea più seguita è quella stabilita dalla Corte di Cassazione con la sentenza 16258/2016, che inscrive la sosta con tagliando scaduto non solo un inadempimento contrattuale, ma anche un illecito amministrativo. Punibile, quindi, con una sanzione (generalmente di 41 euro) indipendentemente dai regolamenti di ciascun Comune.

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Si può fare ricorso?

Qualora si dovesse ricevere una multa per aver sforato il termine temporale indicato sul ticket, è comunque possibile presentare un ricorso al giudice di pace, entro 30 giorni dalla notifica o dall'accertamento, o al prefetto, entro 60 giorni. Le probabilità che venga accolto sono tuttavia molto ridotte, perché sia la Cassazione che la giurisprudenza tendono sempre a considerare tale sforamento un illecito amministrativo meritevole dunque di una contravvenzione.

L'unico caso in cui si ha la certezza di poter fare ricorso ottenendo un riscontro positivo è quello in cui il dispositivo che eroga i ticket per la sosta non sia attrezzato per eseguire pagamenti con bancomat. Una sentenza del giudice di pace del 21/02/2017 afferma infatti che: “In mancanza di dispositivi attrezzati col bancomat, gli automobilisti potranno ritenersi autorizzati a parcheggiare gratis e senza il rischio di essere multati.” Tranne nei casi in cui sussista, da parte del gestore, l'impossibilità tecnica di dotare le colonnine di dispositivi per il pagamento elettronico.

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