La situazione che ha creato il virus COVID-19 ha in pratica bloccato tutte le attività imprenditoriali italiane per due mesi, con ricadute che ancora non si riesce correttamente a calcolare. Le stime giorno dopo giorno sono al ribasso e anche la Fase 2 certamente non porterà subito una ripresa del mercato, soprattutto quello dell’automotive. Il comparto dell’auto è tra quelli colpiti più duramente con la chiusura delle concessionarie e il blocco delle vetture per oltre due mesi e certamente ora con la Fase 2 non ci sarà la corsa alle Concessionarie auto per cambiare i veicoli.

Mercato auto, la top 10 ai tempi del lockdown

NUMERI IMPORTANTI

Quello dell’auto è un comparto che pesa in Italia più del 10% del PIL e che porta ogni anno nelle casse del nostro Stato quasi 80 miliardi di euro, ovvero il 20% di quanto incassa l’Erario in totale, una cifra che a livello europeo è superato esclusivamente da Germania e Francia. Direi che sarebbero sufficienti questi numeri per motivare un forte interesse dal parte di chi ci governa per sostenere l’intero sistema con mosse economiche intelligenti. In più possiamo aggiungere che conta circa 1,2 milioni di persone tra impiegati diretti e aziende di servizi e componentistica.

CROLLO DELLE VENDITE

L’effetto Coronavirus sul settore, con stime fatte da UNRAE, l’associazione degli importatori di vetture e veicoli commerciali - la grande maggioranza dei veicoli venduti - prevede un calo del mercato auto rispetto al 2019 che si attesterebbe tra il -32%, nella migliore delle ipotesi, e il -46% a seconda della reale ripartenza del settore. Si tratta di passare dal milione e novecentomila vetture vendute all’anno a poco piu? di un milione.

I recenti dati di aprile sulle immatricolazioni sono ancora più pessimistici. Se a marzo il settore aveva perso “solo” l’85,4% ad aprile, la perdita e? del 97,55%, in pratica sono state vendute solo 4.279 vetture rispetto alle 174.924 dello scorso anno. Una crisi importante e per questo motivo sono fondamentali una serie di contromisure che ridiano energia al settore. Partendo da questo concetto e dal fatto che lo Stato italiano con un calo così forte di vetture vendute perderebbe un gettito di Iva molto elevato, (100.000 auto hanno un peso di circa mezzo miliardo di introito fiscale) UNRAE ha fatto delle proposte di incentivi che però si ripagherebbero con l’aumento delle vetture vendute. Queste proposte, che trovate cliccando qui, per lo Stato non sarebbero quindi un costo ma un guadagno; senza contare il rischio e il costo sociale se molte delle persone che sono impiegate nel settore dovessero perdere il lavoro.

LE STIME DI UNRAE

A seconda della reale ripartenza del settore UNRAE, se venissero applicate le sue proposte, prevede un delta negativo di vendite che varierebbe da un minimo di -21% ad un massimo di -41% rispetto allo scorso anno. Si tratterebbe quindi di un contenimento delle perdite, che comunque ci sarebbero, ma sopratutto alcune proposte ci allineerebbero a quanto succede nel resto d’Europa.

COME GLI ALTRI PAESI

Infatti negli altri Paesi europei è previsto l’ecobonus anche per le vetture con emissioni di CO2 da 61 a 95 g/km cosa che il nostro Governo non ha ancora accettato. Nell’ultimo anno in Italia le vetture a basso impatto di CO2 hanno visto una crescita interessante che supera il 550% ma rappresentano solamente il 2,1% del mercato. Per questo motivo unificarci ai parametri europei incentiverebbe la vendita di vetture in una fascia di mercato interessante. Stesso discorso vale per gli sgravi fiscali per il parco auto aziendali. Anche perché non è corretto che un’azienda italiana debba essere svantaggiata in questo ambito rispetto ad una paritetica tedesca o spagnola.

BISOGNA FARE DI PIU'

Ma ritengo che oltre a queste proposte di UNRAE, il Governo dovrebbe prendere in esame altre interessanti riforme. Come quella di ACI che propone incentivi alla rottamazione delle auto pre Euro 4 per l’acquisto di vetture usate ma più recenti, meno inquinanti e soprattutto dotate di sistemi di sicurezza attivi e passivi che le rendono meno insicure. Il nostro parco circolante infatti ha un’età media che supera i 12 anni, la piu? alta d’Europa, con vetture spesso altamente inquinanti e poco sicure. Questo permetterebbe anche di contenere un impatto sociale in termini di costi a causa di incidenti.

E' anche il momento giusto per abolire il superbollo che ha penalizzato determinate motorizzazioni con il risultato di avere minori introiti nelle casse dello Stato per iva pù bassa nell’acquisto e negli accessori e ricambi. Certe iniziative, non servono esclusivamente per il rilancio del settore ma anche per contenere il virus COVID-19 e la mobilità personale sarà uno dei punti cardine rispetto ai trasporti pubblici.

Quindi facilitare l’uso delle vetture può essere una risposta efficace riducendo il rischio di contagio. Ci sono una serie di iniziative che i Comuni dovrebbero adottare per facilitare l’uso dell’auto e non impedirla, come hanno fatto fino ad ora o come stanno facendo creando delle false piste ciclabili utilizzando solo della vernice bianca lungo le strade. Azioni della durata di un anno ma che faciliterebbero a molti cittadini gli spostamenti per recarsi al lavoro. L’abolizione delle zone ZTL e del pagamento della sosta nelle strisce blu sarebbe già un passo verso una mobilità più equa e sicura. Il COVID-19 ha evidenziato che, quei Sindaci che hanno limitato l’utilizzo dell’auto hanno perso, devono dimettersi. L’auto oggi resta il mezzo più sicuro per evitare qualsiasi contagio.