Michele Crisci, presidente di UNRAE, l’Associazione che raggruppa le Case estere, vede di buon grado l’operazione prestito avviata da FCA. «È un’azione di tipo numerario non di tipo economico come la nostra. Le due cose non si accavallano. Poi FCA sul territorio, ha tutta una serie di impianti di produzione con molte aziende che lavorano per lei nell’indotto. Non sono assolutamente contrario, ci mancherebbe altro. Le polemiche sulle sedi fiscali e amministrative? Ci sarebbe da chiedersi perchè un’azienda italiana preferisce spostarsi all’estero. I nostri politici si pongano la domanda. Penso che l’armonizzazione fiscale debba far parte di un’Europa comune, se la vogliamo avere. È la stessa questione che coinvolge la nostra richiesta di defiscalizzazione delle auto aziendali.

La competitività delle nostre azienze dipende dal conto economico. Perchè le nostre devono essere penalizzate nei confronti ad esempio di quelle tedesche concorrenti che hanno un conto economico migliore, anche grazie a una fiscalità più leggera? L’armonizzazione è indispensabile per rendere sostenibili le spese più ingenti. Chiedo solo di avere un po’ di coerenza anche nel non ritenere che con questo prestito si risolvano i problemi dell’automotive italiano. Sono due cose diverse: il prestito serve a sostenere per i prossimi tre anni un’azienda importante per l’Italia. E lo riconosciamo tutti, noi per primi che vendiamo auto di altre marche. Ma non per questo è stata data la giusta importanza al settore dell’auto. Le nostre richieste non si sovrappongono al prestito FCA, una cosa non esclude l’altra.

Noi chiediamo qualcosa di diverso, uno stimolo alla domanda che in realtà serve anche a FCA. Il prestito, per quanto garantito, va restituito e se non si accelera lo stimolo alla domanda, sarà dura poterci riuscire. Dovrebbe essere interesse di chi darà questi prestiti fare in modo che si inneschi anche il meccanismo di ritorno».

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