Chiamare Rossella Guasco "la Signora del Colore" può sembrare scontato, visto che da anni guida il team Colour & Material di tutti i brand di FCA regione Emea. Poi la incontri, in un'intervista forzatamente online per la clausura da Covid-19, e capisci che ogni sillaba di quella frase è meritata. Il verde malva del golfino che indossa e il muro bianco alle sue spalle, fanno da sfondo ai bagliori rossi del color mogano scelto di recente per i capelli, quasi a celebrare la fine dell'isolamento. Colori che raccontano una vera signora torinese, Architettura al Politecnico di Torino, in Fiat come stagista un anno dopo la laurea, "unica donna in un team di quindici persone", innamorata del suo lavoro e della squadra che ha formato in questi anni "scegliendo ogni singola persona".

Vista da fuori la Fiat sembra un mondo molto maschile…

"L’azienda è cambiata moltissimo negli ultimi anni. Quando sono entrata in Lancia ero l'unica donna in un team di uomini, un'esperienza fuori dal comune ma molto piacevole, oggi la situazione è più bilanciata. Anzi, il mio gruppo di lavoro è prevalentemente femminile: la donna ha più sensibilità verso certi aspetti legati ai sensi e all'estetica, anche se gli uomini che abbiamo con noi, sono eccezionali". La squadra guidata da Rossella Guasco è formata da 18 persone: "Ho la fortuna e l'orgoglio di avere un team a cui ho dato un imprinting: ho potuto selezionare dei talenti e portarli qui per crescere insieme con me in azienda, anche perché non c'è una scuola specifica che ti insegni questo mestiere". Nell'ambito più ampio del design del gruppo sono presenti molte nazionalità, ma "nel team Colour & Material sono tendenzialmente tutti italiani".

Quanto conta il colore nel successo di un'auto?

"È un aspetto molto importante, perché rappresenta il momento più emozionale, più sensoriale, anche un po' più intimo che abbiamo con la nostra vettura ed è anche espressione di noi stessi. Non è il colore che ti fa decidere di comprare un modello, ma un colore che veste bene un’automobile la promuove sul mercato. Quindi è importante sia sotto il profilo emozionale che sotto quello promozionale". Rossella Guasco crea emozioni per gli altri, ma le vive anche in prima persona: "Ieri ero in carrozzeria dopo questo lungo periodo di lockdown, sono passata di fianco a una Giulia Quadrifoglio Verde Montreal e mi sono fatta un complimento da sola: 'Stavolta abbiamo fatto davvero un bel colore'. Perché abbinare l'effetto colore a una profondità, una resa così scultorea delle forme della vettura, è estremamente valorizzante".

Come si arriva alla creazione di un colore?

"Si tratta di un processo nel quale confluiscono tante voci. A partire dalle tendenze sul colore che arrivano da altri mondi, dalla moda al design. Quella del colore sembrerebbe una scelta semplice, ma dietro c'è tanta competenza tecnica e tanta innovazione tecnologica. Il colore è effetto, anche se si tende a semplificare con pastello e metallizzati: ci sono mille sfumature di pigmenti che incidono sul colore finale. Altri aspetti importanti sono il modello e il brand su cui si lavora. Su alcuni modelli puoi proporre certi colori, su altri meno. A volte è più importante l'aspetto heritage, il legame con la storia, mentre su altri casi devi cogliere la tendenza del momento. E poi fondamentale è il gusto del cliente che
evolve costantemente: sta a noi coglierlo e interpretarlo nel migliore dei modi".

I nuovi colori di Alfa Romeo riprendono l'antica tradizione?

"Abbiamo appena lanciato dei colori nuovi con la Quadrifoglio, che prendono ispirazione dalla nostra storia, Ocra metallizzato, Rosso Villa d'Este e Verde Montreal. Come punto colore fanno riferimento al nostro passato, ma sono reinterpretati in una chiave contemporanea, utilizzando le ultime innovazioni tecniche. Abbiamo studiato i colori di Alfa nelle varie decadi e abbiamo visto che era più colorata negli anni '70. Una forte motivazione per proporre un deciso ritorno al colore, come avevamo fatto un paio di anni fa con il ritorno del Blu Misano per la Veloce".

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Ha un sogno nel cassetto?

"Ormai sono in azienda da 25 anni e ho fatto di tutto. Seguo tutto ciò che ruota attorno al mondo dell'auto, dalla show car per un evento alla concept car, quindi non solo la produzione. Abbiamo inventato colori, effetti, fatta tanta sperimentazione. Non ho un sogno nel cassetto, perché in realtà ogni giorno realizzo un piccolo sogno in quello che faccio. C'è sempre una sfida nuova e, lavorando su tanti marchi, è un continuo reinventarci a caccia di nuove soluzioni".

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Mai collaborato ai colori della Ferrari?

"Sì, in passato: il responsabile dello stile in Ferrari, oltre a essere un collega è un mio grande amico perché abbiamo cominciato insieme qui in azienda".

La sua auto ha un colore di serie o one-off?

"La mia vettura è bianca, perché il bianco è la somma di tutti i colori, quindi in qualche modo si lega al mio lavoro" ammette sorridendo, mentre sfoggia un sano understatement torinese: "Non andrei in giro con una vettura one-off, perché amo una certa sobrietà. E comunque in passato ho avuto anche auto colorate. Magari potrei usare una vettura con un effetto nuovo: mi piacerebbe testare un effetto sperimentale, farebbe parte del mio lavoro di ricerca".

C'è stata una scelta di colori che le ha dato più soddisfazione di altre in questi 25 anni in Fiat?

"Forse l'approccio della Nuova 500 al colore, una vettura nata negli anni '60 ed è rinata completamente cambiata, giocando molto sull’emotività, e con un rapporto molto stretto con il colore, pensi al Latte e Menta, il Rosa Barbie, il Corallo".

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Le è capitato di restare male perché non hanno accettato una sua proposta di colore?

"In un percorso lungo come il mio sicuramente qualche no c’è stato, ma fatico a ricordarne uno in particolare. Invece ricordo una scelta sulla quale non avremmo mai scommesso, la Panda Mamy viola, pensata per le mamme, che invece fu accolta con grande entusiasmo dalla dirigenza. Confesso che da lì mi sono sentita incoraggiata a osare: se ce l'ho fatta quella volta, potevo dare il via libera alla mia creatività".