L'Italia sta uscendo egregiamente dal secondo dopoguerra, il boom economico è alle porte: le città sono ormai ricostruite, uomini e donne nei giorni feriali vanno a lavorare e la domenica si concedono il tifo allo stadio, mentre le automobili stanno ormai diventando fenomeno di costume del Paese. E in quest'atmosfera, il Presidente della Repubblica, chiunque esso sia, gira in Lancia Flaminia.

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Pochi anni dopo il suo lancio sul mercato, infatti, l'elegante berlina Lancia rappresenta il massimo per quanto riguarda lusso e praticità nell'uso quotidiano. Diventa infatti la macchina presidenziale: e il fatto di vederla entrare e uscire dalle porte del Quirinale è la sublimazione del successo di un'auto che ha fatto la storia del Marchio torinese e non solo.

TRAZIONE ANTERIORE A FIRMA FESSIA

Una delle primissime auto a venire realizzata dopo il passaggio di proprietà Lancia a Pesenti, Lancia Flaminia nasce nel 1957 dalle idee dell'ingegner Antonio Fessia. Lo abbiamo già incontrato: negli anni Sessanta realizzerà la Flavia, utilizzando i due cardini del suo lavoro: motore a 4 cilindri e trazione anteriore. Fessia lavora sulla nuova berlina a metà degli anni Cinquanta: la trazione anteriore c'è, anche se i cilindri sono 6, e i 2.5 litri del motore a V erogano 102 CV per 160 km/h di velocità massima. Nasce così Flaminia, che prende il nome di un'altra strada consolare dell'Antica Roma, ma si distacca dalla tradizione Lancia, che fino a quel momento predilige i nomi con la A (Appia, Ardea, Aprilia). Ma che passa lla triade delle F: Flavia, Fulvia e appunto Flaminia.

SPAZIO E ABITACOLO DI LUSSO

Flaminia viene immessa sul mercato proprio per rimpiazzare un'altra auto con la A, l'Aurelia, ormai vetusta per l'epoca. Ma se ne differenzia notevolmente. Flaminia è innanzitutto un'auto lunga, quasi 5 metri: è ufficialmente una berlina, ma molti (esagerando) la classificano come limousine. Lunghezza uguale spaziosità: 6 persone vi si siedono comodamente, è l'auto perfetta per la famiglia.

Lancia Fulvia Coupé: la sua storia

Fuori, sono totalmente assenti le decorazioni. Al massimo vi è la cornice cromata intorno ai vetri, quasi come se si volessero valorizzare i passeggeri. La carrozzeria bicolore e l'abbandono del classico scudo Lancia sul frontale a favore di una calandra orizzontale sono le caratteristiche peculiari. Dentro, tutto l'opposto: è addirittura Ermenegildo Zegna a firmare il tessuto degli interni.

VERSIONI SPECIALI: TRIO D'ECCEZIONE

Verranno realizzate, negli anni, innumerevoli versioni. Quelle speciali, seguendo la tradizione Lancia, sono firmate da tre diverse Carrozzerie, eccellenze dell'epoca e di oggi. La ricetta è la stessa per tutti: rispetto alla berlina base, accorciare il passo e aumentare la potenza.

Lancia Beta e Beta Montecarlo: la storia

Ed ecco allora che Pininfarina sforna la Coupé, ancora "altolocata" e non eccessivamente sportiva. Touring raddoppia, realizzando GT Coupé e GT Convertibile. Zagato, invece, da sempre più predisposto alla sportività, lancia Flaminia Sport e Supersport, raggiungendo anche qualche successo nelle competizioni sportive.

Nel 1970, quando Flaminia esce di produzione dopo ben 13 anni, i numeri delle unità prodotte raggiunge quota 12.000 circa. La Coupé di Pininfarina è la versione ad aver venduto di più (più di 5mila circa), seguita dalla berlina prima serie (poco meno di 4mila). Oggi, Lancia Flaminia non la vediamo più al Quirinale: ma un posto per lei al tavolo delle auto storiche italiane ci sarà sempre.

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