Si ispira a una macchina italiana e a una inglese, e il design deriva da una vettura soprannominata "la BMW dei poveri". Ma il cuore che batte è quello giapponese. Eppure se in Giappone cercate la Datsun 240Z non la trovate. Facile: nel Paese del Sol Levante è stata commercializzata con il nome di Nissan, e fa parte della serie S30. Una delle regine delle sportive giapponesi, protagonista nelle gare di drifting e su strada: parcheggiatela affianco alla Skyline GT-R, alla Corolla AE86, alla RX-7 di Mazda e alla Honda NSX e avrete davanti agli occhi, in estrema sintesi, la storia delle auto sportive giapponesi.

DALLA "BMW DEI POVERI" ALLE FORME DELLA E-TYPE

Alla fine degli anni '60, Nissan, proprietaria del Marchio Datsun già dal 1934, decide di commercializzare un'alternativa sportiva alla Datsun 510: una delle auto famigliari più semplici mai progettate in Giappone, tanto da meritarsi l'appellativo di "BMW dei poveri". Il suo design ispirerà la nuova macchina in cantiere, solo che stavolta le linee saranno quelle di una coupé.

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A tal proposito, lo staff Nissan, capitanato da Yoshihiko Matsuo, prende come ispirazione i modelli europei più affascinanti dell'epoca: Ferrari 250 GTO e Jaguar E-Type. Viene presentata nel 1970: ha una linea elegantissima, prettamente sportiva, la sigla 240 è data dai 2.4 litri a distribuzione monoalbero dei 6 cilindri del suo motore. I cavalli erogati sono 150, per una velocità massima di 200 km/h e un'accelerazione 0-100 in poco più di 8 secondi. Per l'epoca, non è niente male.

SOSPENSIONI E FRENI: LA CURIOSITà

La vera innovazione della prima macchina della serie Z risiede però anche nella meccanica. La sospensione anteriore è completamente indipendente grazie ai montanti McPherson con molle elicoidali, ammortizzatori telescopici e barra antirollio. Identica struttura nella zona posteriore, ma dietro i montanti sono a firma Chapman. Nonostante fosse un'auto sportiva in piena regola, Datsun 240Z monta freni a disco nelle ruote anteriori e a tamburo in quelle posteriori: quest'ultimo dato può apparire strano, ma nei primi anni '70 era una sorta di prassi. Il motivo, spiegavano all'epoca, era perchè con questa disposizione il freno di stazionamento sarebbe risultato più efficace.

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TRA SIGLE E NUMERI DI VENDITA

Bisogna fare chiarezza. La versione base, e più celebre, chiamata semplicemente Datsun 240Z, è quella designata per il mercato nordamericano. Dotata di un cambio manuale a 4 velocità (successivamente sarà disponibile anche l'automatico a tre rapporti), la vettura conosce un grande successo negli Stati Uniti. Nel 1971 vengono vendute 45.000 unità, che salgono a oltre 50.000 nel '72 e a 40.000 nel '73. In Giappone viene invece lanciata sotto il Marchio Nissan e il nome Fairlady Z: diminuisce la cilindrata a 2 litri e anche i cavalli, che scendono a quota 130.

Nissan 400Z, il primo teaser della coupé

Datsun 240Z, che ha fortuna anche nelle competizioni, soprattutto a livello di rally, termina la produzione nel 1979, dando vita nel frattempo anche alle serie 260Z e 280Z (per via delle cilindrate a 2.6 e 2.8 L). Qualche maligno la definì, similmente alla 510, la "E-Type dei poveri". Si dimostrò semplicemente una coupé sportiva "per tutti": pratica, affidabile, prestazionale, elegante.

Non avrà raggiunto le velocità della GT-R né della Mitsubishi Lancer Evo, ma nel Grande Tavolo delle sportive nipponiche il suo posto è saldamente riservato.

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