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Alfa Romeo e le occasioni mancate della piattaforma Giorgio

Pubblicato il 10 novembre 2025, 10:06
La piattaforma Giorgio avrebbe dovuto rappresentare la rinascita di Alfa Romeo. Invece è diventata il simbolo di un potenziale inespresso e di opportunità lasciate andare.
Negli ultimi giorni è tornata alla ribalta, come "stato dell'arte" italiano e del piacere di guida, ma la strada è stata molto articolata. E sofferta.
Nel 2018, durante il Capital Markets Day di FCA, l'ultimo guidato dal compianto Sergio Marchionne, Alfa Romeo sembrava pronta a tornare protagonista.
Il piano industriale, ambizioso e strutturato, prevedeva sette modelli entro il 2022. Le basi tecniche erano già solide: la piattaforma Giorgio, nata per Giulia e Stelvio, era considerata una delle più raffinate del gruppo, capace di combinare leggerezza, trazione posteriore e equilibrio dinamico.
“Con Giulia e Stelvio abbiamo posto le fondamenta del futuro”, dichiarò allora Tim Kuniskis, capo di Alfa Romeo e Maserati. Parole che avrebbero dovuto segnare l’inizio di una nuova stagione. In realtà segnarono l’apice di un sogno a metà.
Il piano Alfa Romeo e il sogno interrotto
Il progetto prevedeva due SUV inediti, una nuova GTV, la rinascita della 8C e versioni a passo lungo di Giulia e Stelvio per il mercato cinese.
Le premesse industriali erano ambiziose: 400.000 auto l’anno, sei modelli ibridi plug-in e margini del 10%. La piattaforma Giorgio doveva sostenere l’intera espansione, con declinazioni modulari, trazioni integrali e varianti sportive.
Poi arrivò il rallentamento. La forzata corsa all'elettriticazione totale, con l'orientamento della produzione che cambiò direzione, i motori Diesel uscirono dai piani. La rete produttiva, in parte già predisposta, non trovò continuità.

Maserati e l’ingegneria del Biscione
Molte idee Alfa Romeo confluirono in Maserati, che trovò in Giorgio la base per Grecale, GranTurismo e GranCabrio.
Il know-how sviluppato sopravvisse, ma con un marchio diverso sul cofano. Le soluzioni di telaio e software, pensate per il rilancio del Biscione, divennero la struttura tecnica del Tridente.
Come detto, Jean-Philippe Imparato, oggi alla guida di Maserati, ha definito la piattaforma “uno stato dell’arte totalmente italiano”, riconoscendone il valore tecnico e la versatilità. Una consacrazione che, per Alfa Romeo, suona come una rivincita mancata.
Nelle prossime pagine vediamo i modelli del “piano perduto”
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