Tutti si ricordano Lancia Thema: tra fine anni '80 e inizi '90, una delle berline più presenti nelle strade italiane. Ma in quanti si ricordano di Lancia K, la sua erede ma allo stesso tempo così diversa? Nelle previsioni della Casa di Torino, K doveva rappresentare l'auto di punta degli anni Novanta, l'ammiraglia che avrebbe dovuto accompagnare il Marchio verso il nuovo millennio. Lo è stato solo per la cronaca, molto meno nelle vendite.

Una Thema più comoda

Le premesse di Lancia non sono sbagliate. Si tratta di realizzare una nuova segmento E come Thema leggermente più "lussuosa", se vogliamo intendere che aumentare spazio e comfort possa significare maggiore lusso. Da quel punto di vista, K non delude. Presenta un abitacolo ampio, avvolgente, ben disegnato e dotato di accessori utilissimi. C'è un computer di bordo, ad esempio, e per il 1994 - anno di inizio produzione - non è per nulla scontato. Così come l'evoluto impianto di climatizzazione, o la pelle Alcantara per i sedili.

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Lancia K si fa ben apprezzare anche dal punto di vista motoristico. La berlina italiana si ispira fondamentalmente alle contemporanee Audi A6 e Mercedes Classe E, e dalle due tedesche prende spunto per le motorizzazioni disponibili: 5, ovvero tre benzina - 2 litri e 145 CV, 2.4 175 CV, 3 litri da 204 CV (quest'ultimo è il V6 Alfa Romeo a 24 valvole) -, un turbodiesel da 124 CV e un benzina turbo da 205 CV. Insomma, prestazioni di tutto rispetto per una berlina famigliare.

DESIGN, CHE BOCCIATURA!

E allora, perché tutto questo insuccesso? La ragione fondamentale, sin dagli esordi, è stata attribuita al design dell'auto. In molti lo definirono confuso, sbagliato, noi lo giudichiamo incoerente. Le forme sono infatti scoordinate, se vista di profilo: il muso di K è troppo schiacciato e stretto e mal si combina con il corpo centrale della vettura, sovradimensionato e dalle fiancate decisamente ampie. La coda è poi talmente disomogenea che sembra appartenga a un altro modello.

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STATION WAGON OK

In casa Lancia decisero di provare a rimediare con le altre versioni. La Station Wagon ci riuscì parzialmente. Realizzata insieme a Pininfarina, aumentò notevolmente il fattore eleganza, frutto dei gusti della clientela che in quegli anni vedeva sempre più la SW non tanto come auto per la famiglia ma come espressione di sofisticatezza. Venne apprezzata, a differenza della Coupè, che rappresentò un flop clamoroso.

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Coupé da dimenticare

Lanciata nel 1996 proprio come la SW, Lancia K Coupé venne realizzata dalla Carrozzeria Maggiora. Con un passo naturalmente accorciato rispetto alla berlina 3 volumi standard, con K Coupé tornarono le critiche estetiche. Anteriore e posteriore giudicati troppo sproporzionati rispetto all'interasse, e una coda dallo stile in antitesi con le forme tipiche di una coupé. Insomma, le vendite non decollano, e già dopo due anni K Coupé esce dai listini.

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La berlina la seguirà quattro anni dopo, terminando la produzione nel 2001. Lancia K Coupé ha evidenziato una delle storie automobilistiche più strane di sempre. Doveva guidare la Lancia e i suoi clienti con successo verso il nuovo millennio, si rivelò una meteora. Spaziosa e comfortevole, ma pur sempre una meteora.