L'attenzione per i consumi non è un tema recente nel mondo dell'auto. Oggi, anche e soprattutto per una questione legata all'inquinamento, l'ecologia è al centro di ogni progetto del settore automotive, ma già negli anni '90 il problema era molto sentito. Lo testimoniano i numerosi prototipi di vetture realizzati in quegli anni per testare soluzioni innovative, finalizzate a migliorare l'efficienza e ridurre i consumi. Tra loro spicca la Opel Corsa Eco 3, lanciata 25 anni fa al Salone di Francoforte e che ancora oggi rappresenta un esempio virtuoso.

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Obiettivo tre litri

Conosciuta anche come Opel Corsa “3 litri”, il suo nome indica non la cilindrata bensì il consumo di gasolio necessario per percorrere 100 km. Un obiettivo perseguito all'epoca da molti Costruttori e centrato dalla Casa di Rüsselsheim con questa versione davvero particolare della Corsa seconda serie.

Ma cosa distingueva questa Eco 3 dalle versioni standard, e le permetteva di raggiungere consumi così ridotti? La Corsa “3 litri” era equipaggiata con un 4 cilindri Diesel da 1,7 litri e 63 cavalli e 140 Nm. Il motore fu dotato di tecnologia start&stop (quando ancora questa soluzione era ben lontana dall'affermarsi) e doveva muovere una massa nettamente inferiore a quella della vettura che usciva dalle linee di montaggio della Opel.

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Leggerissima e aerodinamica

La Eco 3 infatti era stata costruita seguendo rigidissimi criteri di riduzione del peso, sfruttando materiali resistenti e leggeri. Soprattutto carbonio e policarbonato, il cui uso per porte, paraurti, parafanghi, portellone posteriore e tetto permetteva di risparmiare ben 80 kg. A frenare la bilancia erano anche i 9 kg risparmiati dai freni e sospensioni con componenti in alluminio e ruote in magnesio, i 17 kg di finestrini e fari in policarbonato, i 21 kg dei sedili leggeri e i 3 kg della scatola del cambio in magnesio. Modifiche che permisero di ridurre il rapporto peso-potenza dai 20,6 kg per cavallo della 1.2 di serie agli 11,4 della Eco 3.

Ma la Corsa “tre litri” aveva anche un altro asso nella manica: un'aerodinamica rivista con l'adozione di due spoiler, uno anteriore e uno posteriore, bandelle laterali sottoporta e un sistema di estrazione del flusso d'aria dal circuito di raffreddamento. Le modifiche consentirono di raggiungere un Cx di 0,295, record per l'epoca nella sua categoria.

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