Auto Speed Date: l'UE dichiara guerra alle auto cinesi. Troppo tardi?

L'Unione Europea si sta preparando ad una guerra commerciale con la Cina, e valuta nuove misure restrittive contro Pechino volte a riequilibrare un rapporto economico. La Commissione europea, ha promesso una "risposta più decisa e coerente" alla situazione attuale di mercato. Basta guardare il settore automotive con i brand cinesi che in poco più di due anni hanno conquistato più del 10% del mercato, europeo e italiano. Ma perché questa decisione, e perché proprio adesso?
 
Perché l’'UE ritiene che gli aiuti di Stato impropri che la Cina ha dato alle imprese anche automotive, tra il 2005 e il 2024 Pechino ha elargito alle imprese nazionali un sostegno governativo fino a otto volte superiore a quello ricevuto dalle aziende dei paesi europei, in pratica ha drogato il mercato. Le sovvenzioni in Europa sono stati solo gli incentivi per acquistare le vetture elettriche mentre in Cina si supportano direttamente le aziende. Inoltre la Cina non ha mantenuto la promessa di aprire il proprio mercato e di riequilibrare le relazioni commerciali.

I dazi imposti alle vetture elettriche cinesi sono stati facilmente aggirati dalle Case auto con l’arrivo di vetture benzine e super hybrid. La Cina solitamente respinge le accuse di sovvenzioni, affermando che tale pratica è comune in tutto il mondo e che se Bruxelles dovesse applicare altre sanzioni reagirebbe pesantemente e che ritiene “protezionismo” quello che vuole fare l’Europa. Il problema è che anche all’interno del Parlamento Europeo ci sono visioni diverse tra i Paesi su come agire.

Il commissario europeo per l'industria, Stephane Sejourne, ha avvertito il mese scorso che le aziende del blocco non hanno fatto abbastanza per ridurre la loro forte dipendenza dalla Cina. "Troppe poche imprese in Europa integrano i rischi geopolitici e i rischi della catena di approvvigionamento nelle loro strategie". Ributtando la palla alle aziende ma dimenticando che l’imposizione del tutto elettrico dal 2035 comporta l’uso di materiali che arrivano dalla Cina.

Comunque se la situazione non evolverà rapidamente e l’Europa non si organizza per rendere le sue industrie più competitive e creare una moderna base di difesa, si troverà sempre più dipendente dalla Cina. In pratica l’Europa doveva applicare quanto proposto da Mario Draghi più di un anno fa ma è rimasta lettera morta. Sebbene oggi ci sia una maggiore determinazione rispetto al passato, è difficile immaginare che Bruxelles trovi il coraggio di agire e che i Paesi membri riescano ad avere una visione comune su questo tema, hanno troppi interessi diversi con la Cina.

Pubblicato il 10 giugno 2026, 10:22

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