Ci sono dettagli di stile che si legano nell'immaginario collettivo a un marchio, una carrozzeria. Avviene anche per Aston Martin e per Zagato. La storica calandra della casa di Gaydon da un lato, le forme arrotondate e le gobbe sul tetto per la carrozzeria italiana. Piccoli frammenti che rappresentano una sorta di firma su un lavoro che sarebbe riconoscibile anche senza alcun marchio sulla carrozzeria. Villa d'Este è pronta ad accogliere il pubblico per l'edizione 2016 del Concorso d'Eleganza e non potrebbe esserci palcoscenico migliore per debuttare: Aston Martin Vanquish Zagato concept sarà presente alla kermesse.

L'ultima volta, nel 2011, si presentò Aston Martin V12 Vantage Zagato. Successo clamoroso riconosciuto dalla critica, tanto da portare alla produzione di 101 esemplari, non una semplice Vantage, bensì l'evoluzione del concetto, ricorrendo a dettagli della Aston One-77. Cinquantun'anni prima, era il 1960, iniziava il sodalizio tra la casa britannica e la carrozzeria Zagato, con diciannove esemplari di DB4 GT perfezionati da Ercole Spada: migliorati e alleggeriti.

Oggi, la Vanquish suggerisce tocchi di due mondi uniti alla perfezione. Da un lato c'è il richiamo a spigoli più accentuati, portati al debutto lo scorso marzo, a Ginevra, con Aston Martin DB11, dall'altro, la riproposizione degli iconici fari posteriori tondi, una delle firme Zagato, seppur evoluta sotto forma di singole lame a led, disposte per ricreare la forma desiderata. Profili ripresi dalla Aston Martin Vulcan, che si integrano con lo spoiler scavato nella parte inferiore. Più giù, ampio diffusore in fibra di carbonio e un disegno vagamente a richiamare la calandra anteriore, seppur rovesciata. Quattro terminali di scarico completano l'insieme. 

Ma non si può far a meno di sottolineare il tetto double-bubble, due gobbe sinuose che in origine - primi anni Cinquanta - vennero studiate per consentire l'alloggiamento dei caschi senza impattare eccessivamente sul profilo aerodinamico dell'auto. Come la Vantage Zagato del 2011, anche la Vanquish ripropone l'avvolgente complesso di parabrezza e finestrini laterali, grazie a montanti in fibra di carbonio a vista (l'intera carrozzeria è in composito), un taglio netto del padiglione e una linea di cintura sinuosa, che replica le proporzioni della visiera di un casco.

Altri particolari segnalano l'unicità e a perfezione stilistica della Vanquish sviluppata da Aston Martin insieme a Zagato: l'utilizzo di ampi pannelli in fibra di carbonio, così da ridurre al minimo gli accoppiamenti della carrozzeria, a vantaggio di una sinuosità che è sotto gli occhi. Dell'ultima DB11 c'è il dettaglio dei passaruota anteriori aperti, con funzione aerodinamica. Soffiature dietro le ruote, sottolineate da un profilo color bronzo - stessa colorazione usata all'interno per i selettori in plancia - e un deviatore di flusso staccato dalla carrozzeria, dal quale si origina anche la scalfatura alla base della portiera.

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Davanti, classica griglia Aston, estremizzata nelle dimensioni, con finitura scura e accompagnata da proiettori supplementari, ricorosamente circolari. Lo splitter e le minigonne a lama completano il quadro stilistico. Sotto al cofano si resta fedeli al V12 aspirato da 6 litri, con una potenza incrementata fino a 600 cavalli. Gli interni accostano due colorazioni di pelle, rosso e nero, quest'ultimo caratterizzato dalla trapuntatura a Z, richiamo a Zagato così come le lettere in rilievo sui poggiatesta. Il carbonio sulla plancia al centro, il tetto e le portiere col medesimo trattamento dei sedili, sintetizzano un ambiente sobrio ed elegante. 

Zagato, creatività al potere

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