Il percorso verso l'elettrificazione che affronterà Aston Martin non è certo una novità. Piuttosto, un'esigenza legata allo scenario industriale e da sfruttare sulla base della collaborazione tecnica rafforzatasi con Mercedes-AMG. Mentre a Silverstone presentava Valhalla, Tobias Moers, a.d. della casa inglese, illustrava i passaggi che porteranno a guidare la prima Aston Martin elettrica nel 2025.

Dai piani Lagonda alla DB11 elettrica

Formalmente c'è già stato un progetto a batterie, quella Rapid-E voluta dal precedente management e che avrebbe dovuto trasformarsi in piccola serie. Altri scenari vennero tratteggiati per il marchio Lagonda, a sua volta l'espressione elettrica di Aston Martin.

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Con la proprietà di Lawrence Stroll, subentrato a inizio 2020, è cambiato notevolmente il quadro. Così, toccherà alle eredi di Aston Martin DB11 e Aston Martin Vantage, per prime, convertirsi all'elettrico. Granturismo e Berlinetta a motore centrale diverranno elettriche, tra il 2025 e 2026, mantenendo le gerarchie, per essere seguite anche dal suv a zero emissioni.

600 km di autonomia

Tutto avverrà potendo contare sul know-how tecnologico di Mercedes, tra architetture modulari, motori, batterie. Moers, nel confermare ad Autonews Europe il percorso delle supersportive a motore anteriore centrale verso l'elettrico, ha anticipato un'autonomia di marcia intorno ai 600 km.

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Fino al 2025 scopriremo però anche altri passi del percorso di riduzione delle emissioni, avremo le Aston ibride plug-in, non solo Valhalla che è prestazione estrema, ma soprattutto il suv DBX (qui trovi il primo test). Per un marchio che punta a chiudere il 2021 con 6.000 unità vendute in tutto il mondo e ambisce a centrare quota 10 mila veicoli sul medio periodo (tempistica solitamente orientata ai 5 anni), è cruciale poter contare su un modello "di volume" come un suv sportivo e lussuoso, tanto più con una motorizzazione ibrida plug-in.