L'universo elettrico e? affascinante, intrigante come il canto delle sirene della Maga Circe. Incanta, seduce e, sempre piu? spesso, convince i clienti, gli italiani, anche nella versione piu? “furba” dell’ibrido plug-in. Solo che, come fece Ulisse nell’indimenticabile Odissea di Omero, a volte bisogna turarsi le orecchie, meglio ancora, tenerne libera una sola, ascoltare il giusto, informarsi bene per conoscere tutti i meandri senza rischiare di andare incontro a brutte sorprese che spesso fanno rima con costi imprevisti o in eccesso.

Nell’ultimo numero, abbiamo affrontato la questione delle colonnine di ricarica sul territorio italiano e abbiamo registrato una situazione sicuramente in crescita, ma ad una velocita? ancora troppo lenta per garantire quella rivoluzione della mobilita? di cui tutti parlano - a proposito, a tutto agosto, l’aggiornamento delle infrastrutture di ricarica pubbliche ha toccato quota 16.400 - e al netto delle disposizioni-promesse fatte recentemente dal Governo con l’obiettivo di installare 60.000 colonnine entro il 2025. In questo numero, invece, abbiamo voluto addentrarci nella ricchissima offerta di wallbox, cioe? l’infrastruttura di ricarica domestica per auto elettriche.

La soluzione, di fatto, migliore, per ricaricare senza ansia ne? problematiche esterne, la vostra vettura a zero emissioni. E abbiamo scoperto un mondo che merita di essere raccontato e messo a vostra conoscenza. Cominciamo da un numero, che spiega tutto, o quasi. Piu? del 50% degli acquirenti di una vettura elettrica possiede una wallbox o comunque una infrastruttura di ricarica domestica. Tradotto in pratica, per comprare un’auto elettrica in Italia e? praticamente vitale possedere un box, un garage o un posto auto privato. Altrimenti diventa un’esperienza molto piu? complessa e sfidante.

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GLI INCENTIVI

Partiamo dalle agevolazioni economiche per l’installazione delle wallbox. Fanno parte, anche questi, del Decreto Rilancio, solo che sono stati assimilati agli interventi di ristrutturazione edilizia, come crediti di imposta. Esisteva gia? una detrazione del 50% delle spese sostenute, recuperabile in 10 quote annuali: ora il Decreto ha aggiunto un’ulteriore possibilita? di detrazione del 110% - questa recuperabile in 5 anni - solo per spese sostenute dall’1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021 e solo se in possesso dei requisiti necessari.

Che coinvolgono interventi importanti: l’isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontale dell’edificio coinvolto, la centralizzazione o sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale per un miglioramento certi cato di almeno due classi energetiche dell’edificio. La copertura e? complessiva tra acquisto, installazione e aumento di potenza. Per accedere all’incentivo bisogna motivare il boni co previsto con spese di ristrutturazione. Per ottenere la detrazione, il limite fissato dal Decreto e? quello di 3.000 euro. Il massimale viene considerato all’anno e per ogni singola persona.

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MODALITA?

Secondo la legge, non solo non e? richiesta alcuna autorizzazione per installazioni di ricarica ad uso domestico ma, secondo l’art.4 del DL 257/2016, dal gennaio 2018 installare gli stessi impianti e? obbligatorio per edifici residenziali di nuova costruzione con piu? di 10 unita? abitative (almeno per il 20% del totale), per quelli non residenziali che superano i 500 mq di super cie, nonche? per i fabbricati gia? esistenti da ristrutturare almeno per il 50% della superficie lorda. L’adeguamento, per gli edi ci gia? esistenti, non e? obbligatorio, ma con l’incentivo fiscale appena descritto, lo stimolo e? forte, ricordando che non e? piu? consentita la semplice istallazione di una presa Schuko, ma solo quella di una wallbox da parte di un tecnico abilitato, un po’ come le caldaie, ma senza normative antiincendio. Il proprietario ha l’obbligo di ispezionare settimanalmente l’impianto per veri carne l’efficacia, mentre autorimesse e garage devono tenere un registro da aggiornare ogni settimana.

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CONDOMINI

E qui subentra la questione condomini, perche? e? inutile nascondere che la maggioranza degli italiani non possiede un box, un garage o un posto auto privato. Casi in cui l’allaccio diretto al proprio contatore non ha bisogno di permessi di alcun genere. L’italiano medio vive in condomini abbastanza affollati, dove gia? solo l’adeguamento dell’impianto elettrico, per portarlo ad una potenza superiore ai 6 kW, impone la comunicazione all’amministratore e la perfetta esecuzione dei lavori, a tutela delle parti comuni e il rispetto delle norme di sicurezza.

Nel caso, invece, in cui la persona interessata alla wallbox abbia lo spazio privato (box, garage, posto auto) ma privo degli allacci elettrici, puo? scegliere tra tre soluzioni. Installare una wallbox collegata alla propria utenza domestica (vedi sopra), fare un nuovo contratto indipendente dall’utenza domestica con i costi tutti da valutare soprattutto se la distanza box-abitazione e? tanta. O, infine, chiedere l’autorizzazione al proprio condominio di allacciarsi alla rete comune, dotando l’impianto di contatore di scatti per addebitarsi correttamente i propri consumi.

Il problema che sorge piu? frequente in questi casi e? la rete condominiale, difficilmente in grado di reggere il sovraccarico dovuto alla ricarica di una o piu? auto elettriche. Nel caso invece in cui non si sia proprietari di un proprio spazio, non resta che richiedere all’amministratore del condominio la possibilita? di installare wallbox o colonnina di ricarica in un’area comune del condominio stesso. Il progetto va approvato dall’assemblea condominiale con votazione a maggioranza semplice (legge 134 del 2012). L’approvazione include divisione delle spese e diritto di utilizzo da parte di tutti i condomini. Se manca l’autorizzazione, il richiedente dovra? accollarsi tutte le spese (oltre la manutenzione) tutelando sempre le aree comuni e il rispetto di norme di sicurezza e accessibilita?.

I contrari ovviamente non pagheranno la propria parte ma non potranno usufruire del servizio, eppure potranno permettersi di cambiare idea pagando la loro quota, anche retroattivamente. Ma nemmeno il codice civile protegge il diritto di usufruire del servizio in maniera esclusiva quando si entra nel terreno minato del cambio di destinazione d’uso degli spazi comuni del condominio. Insomma, le controversie sono dietro l’angolo, conoscendo il coefficiente di litigiosita? dei nostri palazzi.

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SOLUZIONI, COSTI, PRO E CONTRO

L’offerta sul mercato di wallbox o infrastrutture di ricarica domestica, e? cosi? ampia da diventar pazzi. E se solo inserite su Google una ricerca sul tema verrete travolti da modelli e soluzioni. I prezzi hanno una forbice molto ampia e vanno da 399 a oltre 12.000 euro a seconda dell’infrastruttura e della potenza garantita 3,6, 7, 11 o 22 kW. Quelle piu? utilizzate comunque sono nel range tra 3 e 7 kW e per un costo medio che varia nella forbice 800-1.500 euro. Di certo, gli esperti come Dino Marcozzi di Motus-e, sconsigliano l’utilizzo della semplice presa Schuko per la ricarica, non tanto per il cavo, quanto per la presa in se?, a meno che non sia di ultimissima generazione e perfettamente a norma.

Allo stesso tempo, il vantaggio di una ricarica domestica e? tutto economico, perche? il costo di 0,20 euro/kWh e? meno della meta? di quello ssato per le colonnine di ricarica pubbliche, che in realta? offrono un servizio piu? complesso. Ma anche in questo campo, come lo e? stato per la telefonia, si arrivera? ad una tariffa flat che armonizzi i costi di tutti i provider. Tanto piu? che ogni singola Casa automobilistica ormai offre nel pacchetto di acquisto dei singoli modelli elettrici o ibridi plug-in oppure a parte, l’installazione della wallbox. La maggior parte ha chiuso accordi con Enel X (FCA, PSA, Honda, Mercedes, in parte la stessa Audi), ma non mancano - come leggete a parte - altri prodotti comunque competitivi da parte di Bosch, RePower, Abb e tanti altri. Il quadro completo delle offerte delle Case auto, con relativi costi, lo troverete sul nostro sito auto.it. Perche? le sirene cantano sempre molto bene.

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