Non ci sono le condizioni per riaprire. "I segnali lanciati dal mercato sono ancora troppo deboli per consentire una continuità", questa la spiegazione dei Sindacati che confermano la decisione di FCA nel non far ripartire la produzione Fiat nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Così anche la Panda, la regina delle utilitarie in Italia che anche a maggio è salita sul primo gradino delle auto più vendute nonostante la crisi del settore dovuta a pandemia e quarantena da coronavirus e che tutt'ora permane, è costretta a fermarsi e cedere momentanemante il suo trono.

I lavoratori, operai e tutti i dipendenti dell'impianto campano per il momento non torneranno a confezionarla dall'8 di giugno come precedentemente FCA aveva dichiarato, perché ad oggi "non è possibile stabilire una data precisa per la ripresa delle attività". I 4.485 dipendenti di Pomigliano d'Arco, a differenza di quelli di Melfi, quindi rimarranno per ora chi in cassa integrazione e chi invece verrà trasferito nello stabilimento della Sevel ad Atessa, in Abruzzo, dove vengono prodotti i veicoli commerciali del Gruppo.

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FCA: ripartenza molto difficile

Una decisione non facile ma necessaria quella di riaprire solo determinate sedi produttive FCA. Se Melfi, Mirafiori, Cassino e Sevel infatti sono tornate operative seppur non senza problemi, inevitabilmente il mercato auto in crisi nera con le immatricolazioni scese ad aprile del 97% e a maggio quasi del 50% ha generato una ripartenza a "macchia di leopardo". Numeri allarmanti che secondo quanto reso noto dalla stessa FCA, hanno già fatto segnare perdite del 90% nei primi due mesi dell'anno, e del 50% nell'ultimo mese.

"Il ritardo della ripartenza della Panda conferma la crisi del settore: sostenere la transizione all’elettrico e, nell’immediato, rinnovare il parco auto italiano sono misure da implementare immediatamente", ha detto Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl. Anche la segreteria nazionale della Fiom ribadisce con Michele De Palma che "non è più rinviabile un confronto sul settore: si invierà un documento con una serie di proposte per il Governo".

Parole che fanno eco a quelle di Edi Lazzi segretario della Fiom torinese: "La situazione non è rosea, è importante capire come bisognerà muoversi da qui in poi e quali saranno gli effetti di questa frenata sul piano industriale di Fca in Italia. Il punto è FCA vuole accelerare sulla mobilità elettrica, con nuovi modelli e una gamma più ampia? E qual è l’impegno del Governo?"

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