Da oltre un decennio quello dei SUV è un mercato che non conosce crisi. Le quote degli Sport utility vehicle sono cresciute costantemente trimestre dopo trimestre, e anche chi pensava a una moda passeggera ha dovuto ricredersi.

Ancora oggi i SUV continuano a prendersi clienti fino a poco tempo fa affezionati alle vetture tradizionali, e nel 2019 hanno raggiunto una quota di mercato del 38%. Ora però la crescita esponenziale di questo tipo di auto potrebbe costare caro ai Costruttori. Che, a causa dei limiti di emissioni di CO2 imposti dalle istituzioni europee, potrebbero dover ridimensionare l’importanza dei Suv nei loro listini. O rassegnarsi a pagare multe miliardarie.

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Nuove norme europee

Come noto, le Case dovranno sottostare a un limite di emissioni medie della propria gamma pari a 95 grammi di anidride carbonica per kilometro percorso, da rispettare entro il 2021. Pur con le dovute esenzioni (come per esempio quelle per i marchi di vetture sportive o di lusso che vendono poche migliaia di unità) il rischio è che Bruxelles recapiti multe per miliardi di euro nei prossimi anni. Anche perché tale limite continuerà a scendere costantemente negli anni a seguire: 80 grammi nel 2025 e 59 nel 2030, con l’obiettivo, non troppo lontano, di raggiungere il sogno delle emissioni zero.

Al momento però le Case sono ben lontane dal raggiungere gli ambiziosi obiettivi imposti dall’Unione Europea. Come segnala Jato Dynamics, la società di analisi del mercato automobilistico, al momento le emissioni medie sforano di ben 27,2 g/km l’obiettivo fissato dall’UE per il prossimo anno. Con un trend che è in diminuzione, ma molto lenta. Nel 2019 si sono registrati numeri paragonabili a quelli del 2014, complice anche il sempre minore peso dei motori Diesel, che pur combattuti da Case e istituzioni garantivano minori emissioni di CO2.

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Troppi SUV in circolazione

Ma secondo Jato la “colpa” principale del mancato raggiungimento dei limiti 2021 è da ricercare nell’eccessiva presenza di SUV sulle strade. Benché molto più virtuosi che in passato, questo tipo di auto è comunque caratterizzato da una minore efficienza dovuta al maggiore peso e a una peggiore aerodinamica. Tanto che, se si considerano solo gli Sport utility, il gap rispetto al limite di emissioni sale a 36,5 g/km.

Jato fornisce poi una serie di dati che fa capire come i SUV rappresentino la maggiore fonte di anidride carbonica per le Case: le citycar emettono in media 107,7 grammi, le segmento B sono a quota 109,1, le segmento C raggiungono i 114,8, mentre le berline del segmento D (grazie al boom della Tesla Model 3) solo 115,9. Di contro, i SUV di piccole dimensioni registrano medie di 122,7 g/km, quelli più grandi salgono a quota 131,5. Solo sportive, auto di lusso e van hanno emissioni maggiori, a fronte però di numeri molto inferiori in termini di vendite.

Quale soluzione, quindi? Secondo Jato per ridurre il problema legato alle eccessive emissioni dei SUV la soluzione migliore è quella di lavorare sulla loro efficienza, introducendo modelli più piccoli, leggeri e privi della trazione 4x4. Senza dimenticare le versioni elettrificate, ancora rare ma che potranno permettere alle Case di mantenere in gamma tutti i loro SUV. L’alternativa, infatti, è quella di tagliare l’offerta di questo tipo di auto, e sospenderne (o limitarne) la vendita in alcuni mercati.

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