Se Alfa Romeo fa 110 anni e io mi ricordo quando ne compì 65 e 75 (erano il 1975 e il 1985), allora c'è una questione anagrafica che devo smazzarmi da solo. Perchè non può essere che gli anni passino così, senza preavviso. Sono cresciuto accatastato con la mia famiglia, compreso qualche cugino, sul sedile posteriore della vecchia Giulia. Poi mio padre ebbe una vampata sportiva e mi ritrovai inserito in quella tana angusta che era il sedile posteriore della GT Junior, macchina sulla quale lui spingeva e io vomitavo come se non ci fosse un domani.

GT JUNIOR ROSSA: LA MIA PRIMA AUTO

Passato per una serie di Alfetta in cui i racconti di alfista di mio padre riempivano l'aria calda di abitacoli sempre e rigorosamente privi di aria condizionata ("Non serve a niente, solo a prendere il raffreddore e a consumare di più" diceva papà), arrivò il momento della mia patente. Era il 1984, a papà Alfa Romeo interessava meno ormai. A me no però. In casa era disponibile una 500, ma io mi misi a scaricare cassette di frutta e con i risparmi di quelle sudate maleodoranti di cavolfiore riuscii a comprarmi un'altra GT Junior. Rossa, fu la mia prima macchina, che andò poi rubata mica tanto tempo fa. E che Dio fulmini, ma per davvero, chi l'ha presa e fatta sparire.

Passai per Montreal, Giulietta Turbodelta, Alfa 75 Twin Spark. Furono tutte cattivi affari di un pessimo collezionista come me, nel senso che le pagavo troppo per quel che valevano in quel momento e, preda di una bulimia automobilistica estrema, li rivendevo a troppo poco dopo averle consumate con un uso quotidiano smodato ma di grande soddisfazione. Ma poi smisi anch'io, aspettando un domani alfista che tornasse a farsi davvero convincente.

GTA: BASTA IL NOME

Dicevo qualche tempo fa che mi tatuerei (in piccolo ) la sigla GTA, nel font tipico dell'Alfa. Perchè a quel mondo e a quei suoni sono legato da un filo ininterrotto che non so spiegare. Avevo un'idea Alfa Romeo di cui GTA era semplicemente il massimo. Sono cose che hanno a che fare con l'anima, credo. Un misto di aromi e sensazioni piccole e grandi che ti legano a un ideale di piacere e si radicano lì. Papà era il mio supereroe. Sapevo che aveva corso con la Freccia d'Oro di famiglia (era la dotazione del nonno Luigi quando era vicepresidente di Alfa Romeo) restituendola spesso acciaccata alle mani di suo padre che la utilizzava come auto di rappresentanza. Immaginatevi oggi l'auto del vicepresidente che di nascosto va a correre nel weekend tra le mani del figlio in qualche gara di club per tornare il lunedì a scarrozzare ospiti e autorità. A casa di nonna c'era una cucina "economica" a quattro fuochi con il forno marchiata Alfa Romeo, un prodotto del dopoguerra che per l'azienda significava resistenza in attesa del rilancio.

TRA ALFA E... RELIGIONE

L'ho avuta sempre dentro e intorno insomma. Persino nelle preghiere in qualche modo. La mia famiglia è devota di Don Carlo Gnocchi, amico del nonno e oggi Santo, al cui istituto vennero devoluti i soldi ricavati con la trasvolata dell'Angelo dei Bimbi. L'aereo, un Sai Ambrosini 1001 Grifo, pilotato da Bonzi e Lualdi, motorizzato con un Alfa Romeo Ter da 150 cavalli scarsi, attraversò l'oceano e il continente sudamericano raccogliendo denaro per i "mutilatini di Don Gnocchi". Poi precipitò, in Argentina, ma questa è un'altra storia che non esclude il fatto che nel mondo non ci sono molte case automobilistiche che possono permettersi di raccontare di aver dato una consistente mano a un santo! Il nonno fece avere al Cardinale Montini, che poi divenne Papa Paolo VI, una bella Millenove nera. Sulle prime il cardinale parve intenzionato a restituirla perchè gli pareva un dono troppo prestigioso per un prelato che doveva predicare la virtù di una vita sobria e distante dall'effimero. Ma poi finì per usarla. Eccome se la usò.

ALFA ROMEO, CHE PASSIONE

Le Alfa ho continuato a consumarle con il cuore e con i sensi. Le Formula 1 progettate dall'Ingegner Chiti, le 33 guidate da de Adamich e Merzario, i capolavori di Zagato, e poi la 155 di Fabrizio Piedone Giovanardi, le auto della polizia e dei carabinieri e i loro inseguimenti nei film poliziotteschi e nella realtà. È Alfa Romeo l'entità da cui cominciò la sua ascesa di costruttore Enzo Ferrari, che per Alfa lavorò dal reparto corse fino ad imparare a costruirsi da solo una storia leggendaria come quella che conoscete. E dall'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili (A.L.F.A.) dell'Ingegner Romeo eccoci qua, oggi, 110 anni dopo, a contemplare Giulia e Stelvio in tutte le loro versioni come se il sole fosse tornato a sorgere. Alfa Romeo era Milano, la mia città, come Lancia e Fiat erano Torino. La vivevamo così, persino con campanilismo, finchè il marketing ha fatto del fascino per il brand un fenomeno mondiale.

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Oggi guido uno Stelvio Veloce, dove ritrovo alla grande ciò che per un po' mi era mancato di quella storia che mi ha segnato così nel profondo negli anni più belli della mia vita. E, occasionalmente, vado ad Arese, Museo Alfa, fermandomi come quando ero bambino davanti ai prototipi Carabo, Iguana e 33 Speciale Pinifarina (gialla), inebetito da una bellezza che non sente il tempo, ma di cui immagino il rumore che vorrei fosse per sempre la colonna sonora della mia vita.

TI VOGLIO BENE

Buon compleanno Alfa Romeo mia. A un'azienda è un po' difficile dirlo e si rischia di passare per patetici, ma io, cara Alfa, ti voglio bene per davvero. Nella buona e nella cattiva sorte. Quando mi hai dato la gioia e quando mi hai fatto incazzare. Con l'amore si fa così.

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